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sabato 15 marzo 2008

SORDITA': CONOSCERLA E AMARLA

Già da diverso tempo volevo scrivere un post sulla sordità, che è stato anche mio campo di lavoro da quando insegno. In più, la scelta di scrivere qualcosa su questo argomento si è rafforzata leggendo un romanzo che lo affrontava. E per non scrivere sempre la solita recensione sull'ennesimo libro letto, sia pure di un tema così nobile, mi sono decisa a scriverla e pubblicarla anche in questo blog.


APPROCCI VERSO IL MONDO DELLA SORDITA’
Quanti di voi hanno a che fare da vicino con almeno un sordo tutti i giorni o spesso? Sicuramente molti. Chi perchè ha un caso in famiglia, chi un collega di lavoro, chi per lavoro si trova di fronte ad un cliente sordo...Sono tante le occasioni per incrociarli e noi udenti siamo in pochi a sforzarci di capirli: pretendiamo che siano loro ad uniformarsi a noi per integrarsi, imparando, con notevoli difficoltà, la lingua parlata.
Ma quanti di voi, lettori udenti, si sono sentiti attratti dal loro strano gesticolare per capire come funziona la simbologia del loro linguaggio? Sicuramente tanti, ma pochi hanno poi voluto approfondire. Io sono stata una di quei pochi, pur non avendo in famiglia nessun caso di sordità.
Quella strana gestualità mi aveva sempre affascinato, così veloce e pur così coerente e, qualche anno fa, sull'autobus, tornando a casa dal solito deprimente lavoro a tempo determinato, che svolgevo prima, mi è capitato di vedere da vicino bambini in età di scuola elementare (o primaria, come si deve dire adesso), insieme a donne adulte sorde e udenti che gesticolavano tra di loro.
Alcuni di questi bimbetti miravano a prendere il mio posto, avendo capito che ero quasi arrivata a destinazione, e quando glielo cedetti, dietro incitazione di un'adulta sorda, mi ringraziarono a voce.
Durante le vacanze, un mesetto o due dopo quest'incontro, Tiziana, la ragazza di un mio cugino, che lavorava come cassiera in un grosso ipermercato, in seguito al racconto della mia esperienza, mi disse che aveva insistito molto con i suoi capi affinchè organizzassero per l'azienda un corso base di lingua dei segni, perchè spesso capitavano lì clienti sordi, tra cui alcuni non parlanti o poco. Così Tiziana mi ragguagliò su alcuni segni imparati al corso e che ricordava maggiormente come SI, grazie, buon giorno, come ti chiami ecc.
C'è da aggiungere che il corso che questa mia futura cugina aveva seguito, non era stato tenuto da udenti segnanti (si chiamano così), bensì da insegnanti sordi e parlanti, i quali all'inizio avevano usato la voce poi, man mano non l'avevano più usata e per comunicare con i corsisti avevano usato solo i segni.
Intanto la mia curiosità era cresciuta e, una volta tornata a casa, mi informai subito all'ENS (Ente Nazionale Sordomuti) se erano in programma corsi di qualsiasi genere. Purtroppo in quel periodo non ce n'erano, né erano previsti a causa della mancanza di fondi. Stavano terminando quelli già attivi per chiudere e cominciare da capo.
Passarono 3 anni prima di poter accedere ad un qualsiasi corso base o avanzato.
Il primo che frequentai fu un corso amatoriale di 30 ore, tenuto da un giovane docente sordo al 100%. Solo durante la prima lezione ci fu l'ausilio dell'interprete.
In quel corso ci vennero spiegate tantissime cose che noi udenti diamo sempre per scontate.
Innanzi tutto le lezioni si svolgevano nel massimo silenzio e, man mano che si andava avanti, per comunicare o con l'insegnante o con un altro corsista, bisognava segnare.
Il loro linguaggio non è gestuale ma segnico-gestuale e si chiama Lingua Italiana dei Segni o LIS. I loro sono segni, non gesti, perchè sono simboli di qualcosa di più preciso e meno istintivo dei gesti, che indistintamente sordi o udenti facciamo. E si chiama lingua e non linguaggio, perchè ha una vera e propria struttura grammaticale, come una qualsiasi lingua, anche se più semplice della lingua orale.
Ogni paese ne ha una propria. I segni, contrariamente a quanto si crede, non sono universali, ma diversi in ogni stato così com'è diversa la lingua nazionale. Pensate che perfino da città a città di una stessa regione i segni usati per descrivere qualcosa possono cambiare, proprio come i dialetti; anche se negli ultimi tempi ci si è sforzati di unificare, per lo meno, in una lingua nazionale unica i segni principali, per dar modo anche ai sordi di seguire i media. Lo possiamo vedere, infatti, nei TG o in altri programmi coadiuvati dall'interprete udente e segnante nel riquadro più piccolo. Per fortuna adesso la tecnologia si è evoluta al punto da non isolare più persone con questi deficit; lo possiamo notare con i telefoni con videocamera o con i servizi ponte, il DTS ecc.


COME FANNO I SORDI A CHIAMARSI?
Per chiamarsi tra di loro i sordi, non potendo usare il nome di battesimo, usano il nome-segno.
Che cos'è? E' un segno come gli altri per indicare la persona di cui si sta parlando e a cui ci si rivolge. Di solito, viene preso in considerazione un simbolo che la riguarda come le iniziali del nome o la sua professione o, se il nome è quello di un fiore come Rosa o Margherita, allora si userà il segno del colore o quello che indica il fiore. Oppure può essere preso in considerazione un soprannome che si dà, se ad es. una persona è vivace, spiritosa ecc. si userà il segno che indica quella qualità che la descrive. Il mio nome-segno è infatti un ondeggiare della mano che parte dall'alto della testa e arriva fino alle spalle, dovuto ad una mia caratteristica: i capelli lunghi e ondulati. Anche il mio nick name di un sito a cui sono iscritta sta a significare questo: Onda (i capelli ondulati) + LIS (la conoscenza della Lis).

COM' ERA E COM' E' LA VITA DEI SORDI
Fino a poco tempo fa per i sordi esistevano solo i collegi, cioè le scuole con annessi il dormitorio e il refettorio. Questo perchè si dava modo alle famiglie, residenti in zone più lontane, di lasciare i figli sordi a studiare lì senza preoccuparsi di accompagnarli ogni giorno e, soprattutto, per dar loro un'istruzione.
Nel 1880 a Milano ci fu un congresso di portata internazionale che sancì la messa al bando delle lingue dei segni nazionali, a favore dell'oralismo. Da quel momento in poi in questi istituti per sordi, fino a pochi decenni fa (forse 20-30) era proibito segnare. I bambini sordi dovevano imparare solo la lingua orale a discapito dei segni, che però non scomparvero mai, anzi! Di nascosto i bambini, pur parlanti, usavano lo stesso i segni, che trasmisero anche a coloro che essendo nati da genitori udenti non avevano familiarità con essi. Ma nonostante ciò, ancora attualmente, qualche sordo adulto tra i 40-50 anni, ospite a suo tempo di uno di questi istituti, non è segnante, ma parla solamente e per apprendere ciò che gli interlocutori vogliono comunicargli deve usare la lettura labiale non sempre facile e comprensibile, oltre che stancante per la vista.
Questi collegi adesso sono stati ridimensionati a scuole aperte prima di tutto ai sordi, ma anche a udenti (facoltosi, perché rimaste private). Si è finalmente capita l'importanza dell'uso dei segni che sono tornati ad essere usati apertamente, perfino assumendo delle figure di riferimento come gli educatori sordi veri e propri, che spesso sono stati essi stessi alunni delle scuole dove lavorano da adulti.
Attualmente si sprona al bilinguismo, cioè la conoscenza della Lis e della lingua parlata.
La comunicazione usata nelle scuole è, principalmente, l' ISE, Italiano Segnato Esatto, utilissimo ai bambini per imparare l'italiano.
Io ho lavorato in uno di questi istituti speciali, il quale prima era un collegio per sole bambine sorde, che spesso restavano anche a vivere lì (ce ne sono ancora alcune anziane, parlanti e non segnanti).Ora questo istituto è una scuola privata retta da un ordine religioso, come tutti quelli di questo settore sono sempre stati, che dà la precedenza di iscrizione ai sordi, ma è aperto anche agli udenti.
Il mio compito di educatrice (visti i corsi avanzati di LIS fatti all'ENS dopo quello amatoriale, ma non da interprete) è stato poco proficuo in quell’istituto perchè ho usato poco la LIS, in quanto ho fatto da sostegno e da jolly, in tutti e tre i gradi scolastici, mentre ora svolgo, prevalentemente, il lavoro d’insegnante nelle scuole statali. Ma questa è tutta un'altra storia.

Prima di chiudere la stesura di questo post, volevo segnalarvi un paio di libri di piacevole lettura sul mondo dei sordi: 1) IL SILENZIO INTORNO di Frances Itani e 2) VEDERE VOCI di Oliver Sacks, l'autore di Risvegli.

1) IL SILENZIO INTORNO - Il primo di questi due libri è un romanzo ambientato in Canada ai primi del 900. La protagonista Grania, nata udente, per una febbre di scarlattina, a 5 anni resta sorda, ma grazie al costante sostegno della nonna e della sorella maggiore, che la incoraggiano sempre a non arrendersi , riesce a non temere il mondo esterno e a reimparare a parlare e a leggere il labiale.
A 9 anni, pur avendo frequentato un anno di scuola per udenti insieme alla sorella, viene iscritta finalmente all'istituto per sordi normodotati dove resterà per altri 9-10 anni e dove imparerà la lingua dei segni, che in quell'istituto non era proibita.
Anni dopo, Grania, rimasta a lavorare per l'ospedale della scuola, incontrerà un bellissimo ragazzo udente, Jim, aiutante medico, il quale dopo esser diventato suo marito, andrà via per alcuni anni a combattere durante la prima guerra mondiale.
Il romanzo è a lieto fine, ma pur avendo una trama originale e insolita, è piuttosto spento nei toni ed è raccontato in modo distaccato e poco partecipe. I personaggi, soprattutto quello di Grania, la protagonista, non hanno quello spessore necessario a rendere il libro memorabile. Infatti, secondo me, dopo averlo letto, non lascia traccia, se non per il fatto che tratta di un argomento a me familiare. E' comunque un romanzo leggero e ideale per avvicinarsi e capire il mondo dei sordi.
L'edizione originale rilegata è del 2004, edita da Frassinelli, p. 369; esiste però anche un'altra edizione (economica)uscita per la Sperling Paperbacks, sempre con 369 pag. Entrambe sono trovabili in libreria o in internet o nei club librari come Mondolibri.

2) VEDERE VOCI - Il secondo libro è del dottor Oliver Sacks, autore del famoso Risvegli, da cui fu tratto l'omonimo e bellissimo film con Robert De Niro e Robin Williams, è un saggio del 1999 edito da Adelphi di pag. 256 in brossura, trovabile tranquillamente sia in libreria che in internet.
Da buon medico, ricercatore e curioso delle novità, Sacks narra qui la sua esperienza personale trascorsa nell'unica università al mondo per soli sordi, la Gallaudet University, frequentata pure da udenti, tutti però rigorosamente segnanti.
Vedere voci è scritto in maniera piacevole e accessibile anche a chi non ha molta dimestichezza con i termini medici e specifici, visto il nutrito apparato di note.
Quando Sacks andò, dietro invito, in questa famosa università non conosceva la lingua dei segni americana, l'AOL (la più diffusa e usata tra sordi di diverse nazioni), e, da buon neurologo, si meravigliò molto dell'acutissima capacità visiva che sviluppano i sordi, per vivere e comunicare tra loro e costituire una comunità.
La sua è un'indagine che tocca i problemi fondamentali del rapporto tra parola, immagine e cervello.
E' superfluo dire che è un libro unico e che consiglio caldamente di leggere.
Per chi volesse andare ancora avanti con l'argomento e approfondire lo può fare con la lettura dell'esperienza diretta di una vera sorda, narrata ne IL GRIDO DEL GABBIANO di Emanuelle Laborit, nipote del più famoso ricercatore.
Emanuelle, nata sorda, ha visto spalancarsi le braccia del mondo imparando la lingua dei segni francese nell'istituto che frequentò.
Non ricordo per quale casa editrice è uscito qui in Italia, però è facilissimo trovarlo perchè è uno dei libri più pubblicati negli ultimi anni.
In più, se avete la possibilità, tanto per vedere con gli occhi il mondo e la dimensione dei sordi, vi ricordo che c'è sempre lo splendido film, ambientato in un college americano Figli di un Dio minore, del 1989, la cui protagonista Marlee Matlin è proprio sordomuta e grazie a questa interpretazione vinse l'oscar come miglior attrice protagonista.
Bene, mi sembra di aver detto tutto o quasi sul mondo dei sordi e la loro affascinante lingua. Ho trascurato, certamente i dettagli più tecnici e specifici, ma spero di essere stata sufficientemente chiara.
Alla prossima.

32 commenti:

  1. Ciao onda....quella finestra dei virus mi appariva quando aprivo il blog di Stefy (lucestelle)...e di altri che ora non sono più qui...e poi nel mio... , ..ma da un paio di giorni questo non succede più dopo che ho eliminato quanto sapevo di eliminare (forse)... , ...buon fine settimana...un bacione...Loris...

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  2. Ciao Onda...Complimenti per il post interessantissimo grazie al quale ho appreso cose che ignoravo...
    A presto ;)

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  3. Ciao Ondamagis,grazie di essere passata e così di farmi conoscere il tuo blog.
    Avevo letto spesso dei tuoi commenti nei blog di amici che abbiamo in comune,mi sono sempre ripromesso di passare a vedere il tuo blog,ma alla fine,il tempo è sempre poco e da una cosa,nel web,è sempre facile andare a finire,navigando e incuriositi,in altre.....
    Mi sono letto questo bellissimo,post,davvero interessante ed istruttivo,non ci si rende mai veramente conto delle situazioni se non ci si trova dentro,le hai spiegate molto bene e con sensibilità.
    Ti faccio i miei complimenti e ti aggiungo nei link amici,così sono sicuro di tornare a trovarti e non ho più scuse.
    Io avevo 2 zii,marito e moglie,entrambi sordomuti,uno era naturalmente zio di sangue e la zia aquisita,tutti e 2 sordomuti.
    Non mi intendo di queste cose,ma ricordo che da bambino sentivo spesso nei discorsi di famiglia che alla mia nascita c'era molta preoccupazione perchè io potessi nascere sordomuto.
    Purtroppo sono scomparsi quando io ero molto piccolo e non ho mai potuto imparare questa comunicazione.
    Ti faccio un saluto e a presto.

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  4. Ciao lena , una pagina interessantissima !!! Complimenti come sempre. Buona domenica

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  5. Un saluto veloce e complimenti per il Blog!

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  6. Non sono toccata da questo tema in modo diretto, insomma non conosco proprio nessuno con questo problema, ma naturalemnte e' un aspetto interessante della vita che tu hai trattato in modo corretto e piacevole.
    Brava, ti si legge sempre volentieri e in questo caso si imparano anche cose interessanti.
    ciao

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  7. interessantissima questa carrellata. Io ho un'amica logopedista che mi racconta storie affascinanti e incoraggianti
    ciao marina

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  8. Anche se la vENERE DI tIZIANO E QUELLA DI gIORGIONE SONO IDENTICHE...IO...OGGI...HO PRESENTATO QUELLA DI gIORGIONE...MENTRE QUELLA DI tIZIANO L'HO PRESENTATA paio di mesi FA... , ..MANDI MANDI ...LORIS...

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  9. ciao!interessante questo post!Grazie dei tuoi passaggi nel mio blog..è un periodo in cui sono molto presa dal lavoro e quindi mi dedico (quando posso) ai siti di opinione, che sono di più rapido utilizzo :-) Spero di riuscire a dedicare prima o poi un pò più di tempo al blog, rendendolo anche più leggibile. A presto!!ps aprendo il tuo blog mi è arrivato un messaggio dal mio antivirus dicendo che metteva un trojan in quarantena..accidenti a 'sti virus!!

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  10. dimenticavo!!Altroconsumo alla fine aveva risposto alla mia mail: mi hanno chiesto se ero disposta ad accettare una comunicazione a dooyoo in nome e per conto mio, oppure se fare un'azione collettiva sempre che il numero di utenti fosse consistente e ci fossero prove utili e nel caso di contattarli. Sinceramente per ora non ho nè il tempo nè la volontà di muovermi da sola. Comunque la conservo..non si sa mai per il futuro. Se ti interessa vederla te la giro in forma privata. ciaoo!!!

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  11. ``°`º¤ø,¸¸,.•**•.¸(¯`•.¸(¯`•.¸ ♥ ¸.•´¯)¸.•´¯)¸.•**•.,¸¸,ø¤º°`*`°``

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  12. stò facendo un giro a salutare gli amici di tutti i blog da me preferiti e ad augurare Buona Pasqua. Ciao da Maria

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  13. Interessante, utile, informativo. Grazie.

    (Mia madre è sorda)

    Un sorriso silenzioso ma spero ugualmente eloquente.
    Mister X di Comicomix

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  14. Ciao Lena , Un passaggio per augurarti una serena Pasqua.

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  15. Ciao Lenuccia... ti auguro una buopna serata... mandi mandi ...Loris :-*

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  16. Ciao cara, complimenti per questo post molto interessante.
    Un abbraccio e buona giornata!
    Maddy.

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  17. non conosco nessun sordo ma ho trovato davvero interessante questo post.Forse sarebbe ancora + interessante seguire quel corso, soprattutto x capire quante cose non sono scontante nel linguaggio dei segni.
    Davvero ben fatto con questo post!
    P.s. ti ho risposto a qlla domanda. Ti auguro un buon fine settimana ^__^

    Il Paradiso Dei Dannati
    http://paradisodeidannati.blogspot.com

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  18. Ti ho risposto qui.

    Il Paradiso Dei Dannati
    http://paradisodeidannati.blogspot.com

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  19. Sono d'accordo con questo.
    E 'importante da dire e per informare i cittadini circa il rischio di sordità.

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  20. necessita di verificare:)

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  24. ciao..
    ho letto da poco "vedere voci" stupendo.. mi ha insegnato davvero tanto...!!
    hai da consigliare altri libri belli oltre al "il silenzio intorno" sempre su quell'argomento??

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  25. Lettera a Giulia (2011)

    La vita è poesia, la poesia è musica e la musica è vita. La prima volta che venni operato a Venezia per otosclerosi bilaterale, mi sostituirono la staffa dell’orecchio interno destro microchirurgicamente. Paura? Cara Giulia, caro angioletto, ti sono vicino. La prima cosa che riudii dopo tanto silenzio fu il rumore di una pioggia d’agosto, mentre intravedevo, da quella finestra d’ospedale, un bel chiostro. Più volte sono tornato in quei paraggi non di lungi dalla fermata del vaporetto, anche per riosservare la stele del doge Vendramino, oppure per visitar l’Arsenale. E quello specchio di laguna, che volge a Oriente, in principio, era dove si svolgeva lo Sposalizio col mare. Tutti conoscono: do, re, mi, fa, sol, la, si, (do), la scala di do maggiore. Nel mio piccolo, cos’altro posso io trasmetterti di utile? Forse a costruire “papiri” col regolo musicale di mia invenzione! Armati di colla, di carta, di forbici, e magari di una fotocopiatrice per la matrice: parrà gioco che spazientisce, ma ti assicuro, o certosina, che il gioco vale la candela. Purtroppo, essendo un gioco matematico non lo posso brevettare, benché con un buon computer le sue applicazioni siano innumerevoli.

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  26. Non son io il poeta A. Rimbaud di colorate vocali, benché se ne possano trascrivere ben sette, anziché le sole cinque di giochini pentafonici (tipo motivo tedesco di Inno alla Gioia composto di sole cinque note, e probabile gioco d’origine celtica): i, é, è, a, ò, ό, u. E tante quante quelle della frase: “In bellezza corro giù”. Ora, prendi nota della sequenza di “quinte” alternate: si, mi, la, re, sol, do, fa. Se la trascrivi su quadrettata colonnina verticale di quadernone, per cinque volte di seguito, a essa puoi aggiungere tutta la gamma di bemolli (b), di doppi bemolli (bb), da un lato ascendente, e di diesis (#), di doppi diesis (x), in quello discendente, tanto da ottenere ben trentacinque note accidentate e non, sulla stessa colonnina del regolo. Per intenderci: six, mix, lax, rex, solx, dox, fax, si#, mi#, la#, re#, sol#, do#, fa#, si, mi, la, re, sol, do, fa, sib, mib, lab, reb, solb, dob, fab, sibb, mibb, labb, rebb, solbb, dobb, fabb; non facendo altro che innalzare di un semitono (diesis) o abbassare di un semitono (bemolle) la sequenza di quinte indicata e di innalzarla ulteriormente di un tono (doppio diesis) o di abbassarla di un tono (doppio bemolle). Ti chiederai il perché dei doppi diesis/bemolli, ma, se volessi tu costruire tutti gli accordi di settima diminuita come questo: do.mib.solb.sibb, come farai mai?

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  27. Non son io il poeta A. Rimbaud di colorate vocali, benché se ne possano trascrivere ben sette, anziché le sole cinque di giochini pentafonici (tipo motivo tedesco di Inno alla Gioia composto di sole cinque note, e probabile gioco d’origine celtica): i, é, è, a, ò, ό, u. E tante quante quelle della frase: “In bellezza corro giù”. Ora, prendi nota della sequenza di “quinte” alternate: si, mi, la, re, sol, do, fa. Se la trascrivi su quadrettata colonnina verticale di quadernone, per cinque volte di seguito, a essa puoi aggiungere tutta la gamma di bemolli (b), di doppi bemolli (bb), da un lato ascendente, e di diesis (#), di doppi diesis (x), in quello discendente, tanto da ottenere ben trentacinque note accidentate e non, sulla stessa colonnina del regolo. Per intenderci: six, mix, lax, rex, solx, dox, fax, si#, mi#, la#, re#, sol#, do#, fa#, si, mi, la, re, sol, do, fa, sib, mib, lab, reb, solb, dob, fab, sibb, mibb, labb, rebb, solbb, dobb, fabb; non facendo altro che innalzare di un semitono (diesis) o abbassare di un semitono (bemolle) la sequenza di quinte indicata e di innalzarla ulteriormente di un tono (doppio diesis) o di abbassarla di un tono (doppio bemolle). Ti chiederai il perché dei doppi diesis/bemolli, ma, se volessi tu costruire tutti gli accordi di settima diminuita come questo: do.mib.solb.sibb, come farai mai? Ora, se disponi di dodici colonnine così ordinate, le ritagli verticalmente e le muovi su e giù componendo in orizzontale una qualsiasi scala musicale [ad esempio, l’armonica minore la, sol#, fa, mi, re, do, si, (la), oppure l’armonica maggiore: do, re, mi, fa, sol, lab, si, (do)], ti accorgerai che parallelamente a tale costruita scala vi compaiono tutte le altre adiacenti che per struttura hanno le stesse distanze di un semitono o di un tono o di tre mezzi di tono. Tale giochino di ridistribuzione matematica delle note, forse un giorno, ti servirà per approfondire accordi musicali, tra i quali “do. mib. sol. sib. re. fa#. la”, accordo di tredicesima minore, che in vero è costituito da tre accordi di quinta: (do. mib. sol), (sol. sib. re) e (re. fa#. la), oppure due accordi di settima: (do. mib. sol. sib) e (sib. re. fa#. la). E, costruito tale accordo in orizzontale con le colonnine del mio regolo musicale, noterai che vi è un altro accordo, e questa volta “maggiore” rispetto al do tredicesima minore, che sul “papiro” procede in diagonale dal basso a destra verso l’alto a sinistra, passando sulla “settima”: il si bemolle. Tale accordo è “do. mi. sol. sib. re. fa. la”. Il giochino lo puoi fare anche al contrario: dato in orizzontale l’accordo minore, in diagonale ti torna il maggiore. E tu dirai: ma ne sei così sicuro che essi siano i rispettivi maggiore e minore? Risposta

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  28. : può essere dimostrato abbastanza difficilmente, tenendo presente che le scale, come del resto gli accordi costruiti su di esse, si incastrano le une nelle altre a partire da una quinta successiva: e qui, per illuminarti, non ti lascio un complicato diagramma 22x22, ma ti indico che dovresti far in modo che una funzione giustifichi l’altra, mettendo in verticale la sequenza [B]. Bb. A. G#. [G#]. F#. F. [E]. D#. D. C#. [C]. B. A#. [A]. G#. G.. [F#]. E#. E. D#. [D] e in orizzontale [D]. Eb. E. [F]. F#. G. G#. [A]. Bb. B. [C]. C#. D. D#. [E]. F. F#. G. [G#]. A. A#. [B]. Tutto ha origine da [D] ed esso riflette delle armonie di cui parlo, dimostrando che per l’accordo maggiore di tredicesima in re ne esiste solo uno corrispondente di tredicesima minore: nella prima colonna verticale a sinistra c’è D 13 (major), cioè D. F#. A. C. E. G. B, e per quinte discendenti tu incontrerai sib, fa, do, sol, re; nella colonna orizzontale più in basso c’è D 13 m (minor), e cioè D. F. A. C. E. G#. B, e per quinte ascendenti tu incontrerai re, la, mi, si. Certo, un aiutino te lo darei, ma voglio essere alquanto sibillino: ti dico soltanto che a quel diagramma si incastra benissimo un altro da me già dedicato a tua cugina Yoshino nel morso corrosivo di una notte insonne. Naturalmente, D=re, E=mi, F=fa, G=sol, eccetera, nella notazione inglese. Dell’accordo musicale su citato in C 13 (do-mi) è un intervallo di terza, (do-sol) di quinta, (do-sib) di settima, (do-re) di nona, (do-fa) di undicesima, (do-la) di tredicesima. Inoltre, [do.mi] un accordo di terza, [do.mi.sol] di quinta, [do.mi.sol.sib] di settima, via via dicendo fino a quello sopra di tredicesima. Le colonnine del “papiro” le puoi sempre ritagliare e incollare, utilizzandoci dietro anche lo scotch-carta dei falegnami, e questo per visualizzarne lo spettro nel suo insieme e per cerchiare le note più interessanti con un evidenziatore. Non immagini quanto ci abbia sudato dietro, io che il destino avrebbe voluto vedere sordo. E non solo questo. Nella vita si passano tante cose: si possono perdere mogli e buoi, ma la dignità di un uomo

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  29. è quella che più conta al tuo paese. L’amore è come un’equazione che va divisa per due, diceva un poeta bergamasco; talvolta l’anima è un caro nome odiato dal destino. Visto che non sei ancora grande non capirai molto le mie parole, ma un giorno la maturità ti porterà a cercare di scoprire i misteri della vita. E ti chiederai tante cose. Ti chiederai persino il perché si insegnino e s’imparino a scuola certe nozioni base, e ogni anno scolastico le si riprendano d’accapo e le si approfondiscano meglio. Un giorno, poi, vorrai dire la tua sul mondo, lasciare qualcosa di tuo, un po’ come ho fatto io con qualche libricino non proprio emozionante. E, se continuerai sulla via del canto, ti potresti anche chiedere che note musicali figurano tra quelle di una qualsiasi scala di 7 + 1 data. Per la tua gioia, pertanto, accenniamo soltanto alle scale diatoniche minori, un nome che sa di bizzarro. Prendiamo in esame re minore naturale (le sue note leggile tra parentesi nella sottostante sfilza di dodici più una): (re). do#. (do). si. (sib). (la). sol#. (sol). fa#. (fa). (mi). mib. (re). E in esame anche re melodica minore, tanto non cambia granché la solita sfilza: (re). (do#). do. (si). sib. (la). sol#. (sol). fa#. (fa). (mi). mib. (re). Come puoi ben vedere la scala minore è discendente. In quella sfilza di note c’è un sol#. Se ci fosse invece il lab, nota dal suono omofono al pianoforte ma non al violino, quando la scala ascende? Osserva un attimo la diatonica di do maggiore (tra parentesi le solite note base): (do). do#. (re). re#. (mi). (fa). fa#. (sol). sol#. (la). sib. (si). (do) ascendendo. E discendendo, ivi comprese quelle intercalari: (do). (si). sib. (la). lab. (sol). fa#. (fa). (mi). mib. (re). reb. (do). Le scale diatoniche minori sono uguali a se stesse sia nell’ascendere che nel discendere, le maggiori no. Ma c’è un particolare modo di alterare leggermente questa funzione matematica. Ho ideato una mia scala minore in re. Ciò che fa la differenza armonica è un lab in ascendere e un sol# nel discendere. Ho tenuto conto di questo paradigma: (do#.re.mib) ripetuto a diversa altezza. E nell’ascendere essa è [re. mib. mi. fa. fa#. sol. (lab). la. sib. si. do. do#. re]. Se la osservi meglio constaterai che è impropria, perché fa parte di due diatoniche minori: do/sol minore, dove il do e il reb nel registro basso non ci sono più. Difatti, se tu prendessi un foglio quadrettato e ci scrivessi in scala le diatoniche che, col mio regolo, ricavi da quella in do, ti accorgeresti che esse si inanellano le une alle altre, come una catenella: del do maggiore fa parte anche il sol maggiore a partire da una quinta

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  30. , il sol stesso; del sol il re, del re il la, e via via dicendo. Non ci credi, vero? Ma perché ho fatto ciò? Il lab non è un armonico sol#, però può essere utile in certe circostanze di composizione per uno strumento ad arco, come il violino. La suddetta è [re. do#. do. si. sib. la. (sol#). sol. fa#. fa. mi. mib. re] nel discendere. Questa è una mia trovata! Però, intanto tu studia corrette cose: quando sarai un po’ più esperta, prova a rivoluzionare un po’ le cose. Ora, osserva la scala ascendente e discendente della diatonica minore in re con il mio regolo e dimmi, se l’algebra non ti fa tentennare, a che altezza rintracci la scala cromatica coi “b” della dodecafonia (per intenderci: si, sib, la, lab, sol, solb, fa, mi, mib, re, reb, do. È quella stessa individuata dai tasti bianconeri del pianoforte, strumento più evoluto del clavicembalo). Su, componila in orizzontale e parallelamente a essa troverai quella cromatica coi “#”. Con il regolo scoprirai, un giorno, persino relazioni proibite: l’accordo in sol siglato G 13/7+ (dove 7+ è una settima aumentata e l’accordo di tredicesima istessa è fruibile soltanto da grande orchestra) è maggiore rispetto a G m13/7+/11+ (che lungo nome!) e G m13/ 7/5- /11+ minore rispetto a G 13/9-. Ma stranamente G 13/11+ è bifronte, cioè incrocia se stesso sul settimo grado nel regolo. Come l’antico dio romano Giano, ciò presiede a due porte dell’urbe, della città ideale: è collegato alla tredicesima minore, facendo le veci dell’accordo maggiore nel Blues. Ma non lo è, a mio dire, quello maggiore, e di funzioni Giano ne esistono molte altre. Per intenderci: G 13/7+ è (sol. si. re. fa#. la. do. mi) e G m13/ 7+/ 11+ è (sol. sib. re. fa#. la. do#. mi), mentre G m13/ 7/5-/11+ è (sol. sib. reb. fa. la. do#. mi) e G 13/ 9- è (sol. si. re. fa. lab. do. mi). Dunque, si individuano due gruppi maggiore e minore: Alfa e Beta. E un terzo, Gamma, di cui G 13/11+, ossia (sol. si. re. fa. la. do#. mi), è il famoso Giano. Naturalmente esiste il gruppo Delta, dove G 13 (sol. si. re. fa. la. do. mi) è maggiore rispetto a G m13 (sol. sib. re. fa. la. do#. mi). Dice koan zen: “Che fine fanno i buchi quando il formaggio è finito?”. Se una groviera la diatonica re minore su citata, forse, con qualche ruttino, un topolino risponderebbe così: “re, do#, si, la, sol, fa, mib, (re)”, mentre geisha suona il koto, nella sera, sognando che ritorni il suo amato dal lontano castello di Ninjo

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  31. quello dello shogun di Kyoto. Tale scala eudorica minore (“eu” vuol dire buono, “dorica” perché gli antichi greci ne suonavano una che è la stessa ma senza gli accidenti # e b; quando finisce tu dici che non si “posa” bene: quel re la rende instabile, mancando appunto i #/b) è nota nel Giappone dei sette samurai. Tolto quel re “a capo e coda” si sconfina nell’esatonale di Debussy, poiché tra do# e si, tra si e la, tra la e sol, tra sol e fa, tra fa e mib, tra mib e do#, c’è la distanza di un solo tono. Per concludere questa lettera, ti dirò qualcos’altro di interessante, poiché per me la musica è tutto un cosmo da quando ho cantato il gregoriano, prima di diventare a poco a poco sordo: il la minore naturale ha come relative il re minore col sib e il mi minore col fa#. La melodica minore in sol ha già sia il sib che il fa# nella sua struttura originale di scala artificiale. Analogamente, la scala eudorica minore in re, sopra accennatati, contiene sia il do# che il mib delle scale più attigue a quella in sol melodica minore. Il la minore naturale (Juste), il re minore eudorico (Cargo) e il sol melodica minore (Mild), tutti compositi di due semi-toni e di cinque toni, io li considero scale base di sistema a se stante. Ora, nei panni di un detective famoso come Hercule Poirot, personaggio letterario di Agatha Christie, non intuisci già un bel giochino di relazioni che ben si modulano assieme come i giri-motore d’una Bentley? Si possono fare tanti accordi spuri, per esempio, fondendo quelle scale minori tutte insieme, come fossero linee melodiche di trio, ma non voglio privarti del piacere della scoperta. Nulla più ho da ripeterti che la vita è poesia, la poesia è musica, la musica è vita. Apprezzane il valore. Va’ dove ti porta il cuore. Ricordati di me ogni tanto.

    Lo zio F.

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