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mercoledì 26 marzo 2008

L'ANALISI SPIETATA DELLA CINA DI CHANG E MAO

PREAMBOLO
Continua oggi il mio viaggio alla scoperta della grande e inesplorata letteratura cinese del '900 con un altro bell
issimo libro-denuncia sulla Cina post Impero. L'autrice è la dottoressa Han Suyin, una bravissima scrittrice/medico cino-belga divenuta più famosa al grande pubblico, soprattutto, grazie al fortunato best seller ispirato ad una vicenda autobiografica, A Many Splendoured Thing, tradotto in italiano come L'amore è una cosa meravigliosa, da cui fu tratto, nel 1955, il notissimo e omonimo film con Jennifer Jones e William Holden e di cui si ricorderà certamente la splendida colonna sonora Love is a many splendoured thing, premiata giustamente con l'Oscar.
In questo libro Han Suyin narrava la struggente storia d'amore vissuta tra lei stessa (medico all'ospedale di Hong Kong) e un giornalista inglese, Ian Morrison, corrispondente del Times di Londra e reporter di guerra in Corea.

Il tema del romanzo che voglio illustrarvi in questa sede è proprio questo, riservandomi ad un'altra occasione la recensione de L'amore è una cosa meravigliosa.

In FIN CHE VERRA' IL MATTINO il ruolo dei protagonisti è invertito. La coppia è, infatti, formata da un medico cinese, Jen Yong, e da una giornalista americana, Stephanie Ryder.
Stephanie si trova in Cina per inseguire un sogno, più che per amore di un don
giovanni fallito (e sposato), il quale la desiderava in quella terra remota, solo per compagnia e per soddisfare i suoi appetiti sessuali. Cosa che però il destino a lui non riserverà, perché morirà in un incidente prima di metter piede in estremo oriente. Sarà solo lei, per niente affranta da quella perdita, a cominciare un nuovo capitolo della sua vita che, da quel momento in poi, cambierà radicalmente nel giro di pochi mesi.

Siamo nel 1944 a Chungking, a sud della Cina, nella provincia dello Szechwan, dove si era ritirato il governo di Chang Kai-Shek in seguito all'irriducibile avanzata degli invasori giapponesi, dopo che città dopo città, provincia dopo provincia, la regione era caduta, nonostante la popolazione ostinata, non si arrendeva, pur avendo sotto gli occhi la disfatta di grossi centri come Nanchino, Shanghai, Wu-Han e il feroce bombardamento sulla stessa Chungking, nel maggio del 1939. La sovraffollata città, nonostante tutto, aveva mantenuto un morale alto: tutti avevano contribuito alla ricostruzione, a vivere, a ridere e a lavorare, pur sotto ripetuti bombardamenti e conseguenti ricostruzioni. E gli Americani in Cina si innamoravano di quella terra tanto diversa, proprio grazie a quegli abitanti e alla loro ammirevole tenacia.
In quel momento, nel 1944, però, il Kuo-ming-tang di Chang Kai-Shek stava vivendo un periodo turbolento. La popolarità del 1938-39 era stata sostituita dall'odio più feroce, poiché quel
governo, da eroico e glorioso quale si era mostrato pochi anni prima, si era lasciato sedurre da corruzione e dispotismo, distruggendo la valorosa immagine conquistata. E il popolo gli si era rivoltato contro e aveva iniziato timidamente ad aprirsi al maggiore avversario, già potentemente organizzato in segreto: il partito comunista capeggiato dal giovane Mao Tse-Tung.

STEPHANIE

Figlia di un ricco e potente ingegnere aeronautico di Dallas, in Texas, in possesso anche di ingenti giacimenti petroliferi, e di una nobile francese, la quale, per amore di quell'intraprendente americano aveva rinunciato alla sua famiglia, Stephanie si era laureata un anno prima in Storia Asiatica alla Radcliffe University. Aveva quindi accolto, con entusiasmo, la proposta rivoltale da Here, la rivista per cui lavorava, di recarsi in Cina per un anno, per scrivere dei servizi esclusivi sulle donne in guerra. Una volta giunta a Chungking, l'allora ventunenne Stephanie, era rimasta allibita e indignata dal disgusto per la situazione trovata in quella città, sentendosi sem
pre più in comunione con le sofferenze della gente del posto.
Sarà proprio durante uno dei sopralluoghi previsti per svolgere il proprio lavoro, che la giornalista si i
mbatterà in un episodio di palese ingiustizia, il quale la porterà ad intervenire apertamente.
Una bella mattina la giovane, raggiunto il "ciglio dello strapiombo dove le mura della città si sgretolavano in un caos di pietre e di macerie" (p. 12), restò a guardare il paesaggio 150 m sotto la penisola a forma di cucchiaio su cui sorgeva la città, mentre il fiume Yang-tze distendeva le sue acque gonfie per la massa di nevi himalaiane discioltasi e finita dentro, aumentando il livello delle acque, di quella estate, di quasi 30 metri e spazzando via parecchie delle casupole costruite troppo vicine alla riva.
In fondo ad un sentiero scosceso, Stephanie poté rendersi conto, dalla fungaia intravista, che laggiù viveva un quarto dei due milioni di abitanti di Chungking.
" Quei grappoli di catapec
chie che crescevano dai rifiuti della città, sulle discariche, delle immondizie o su tutto ciò che veniva eliminato, gettato via, scartato. Gli abitanti dei tuguri vivevano del putridume della città, spuntavano come funghi della sua sozzura" (p. 13).
Quello, secondo Stephanie, era il materiale ideale per una serie di articoli e lei aveva tutte le intenzioni di scriverlo, corredandolo di foto-verità.

Scendendo la sdrucciolevole roccia friabile, iniziò a sentire delle urla davanti al primo gruppo di baracche. Alcuni soldati lerci, scarmigliati e con un'espressione di pura cattiveria dipinta sul volto, stavano spingendo fuori dai loro tuguri uomini e donne, percuotendoli con il calcio dei fucili, abbattendo, contemporaneamente i puntelli di bambù, sostenenti i tetti di cartone, di tela cerata e di assi fradice fissati con lo spago. Stephanie vide "crollare tutto ciò tra nubi di sporco e di cenere" (p. 13).
-Perché?-, si chiese. Sapeva
che quelle azioni di sgombro delle baraccopoli venivano definite dai militari cinesi: tener pulita la città. Ma perché poi costringevano gli uomini ad andare in quelli che definivano campi di reclutamento, dove gli sventurati trovavano quasi sempre la morte?
I soldati non si erano ancora accorti di lei, per cui Stephanie poté scattare qualche foto in tutta tranquillità, mentre le donne inferocite si avventavano contro i militari che portavano via i loro uomini come bestie. Una di queste, una giovane donna in avanzato stato di gravidanza, uscita faticosamente dall'ultima baracca, appoggiata ad un bambino, si era avvicinata all'ufficiale che comandava l'operazione. Bello, alto e impeccabile, se ne stava in disparte a osservare la scena, quando si vide davanti la donna inginocchiata, la quale si indicava il ventre, insieme al figlioletto inginocchiato, pure lui nella polvere, che chiedevano pietà.
Dopo averli guardati l'ufficiale, palesemente disgustato, alzò un piede c
alzato di stivali di cuoio e sferrò un calcio al ventre della donna. Di fronte ad un così evidente abuso di potere, Stephanie intervenne scagliandoglisi contro e urlando: - Lurido bastardo, come può…come può…- . Al che le due guardie, che erano ai fianchi dell'ufficiale la trattennero, torcendole le braccia dietro la schiena, mentre lui, dopo averla schiaffeggiata, le tirò un cazzotto in piena faccia. Subito dal naso di Stephanie sprizzò un fiotto di sangue rosso che le macchiò l'abito, mentre i soldati impauriti la lasciarono andare. Anche l'ufficiale sembrava impaurito perchè si era reso conto che quella era una straniera e, sicuramente un'americana, quindi, voltatosi, aveva ordinato ai soldati di mettersi in riga e andarsene. La malcapitata gestante, che poco prima era sembrata in preda al travaglio, giaceva adesso a terra col volto esangue, confortata unicamente dal bambino che, accovacciatosi al suo fianco, le stringeva la mano e gemeva.
Fu il ventre gonfio e sussultante di vita della donna a svegliare Stephanie dal suo torpore, a farle decidere rapidamente che doveva portarla in ospedale. Pur non conoscendo una sola parola di cinese, la giornalista continuò a gridare la parola "dottore" con una certa urgenza, alla cui preghiera rispose proprio il bambino, parlando agli abitanti dei tuguri rimasti a guardarli. Senonchè alcune donne sollevarono il corpo riverso, men
tre gli uomini portarono una sedia rotta di bambù e vi adagiarono la donna su; quindi, issatisi sulle spalle le stanghe della sedia, attesero che Stephanie s'incamminasse davanti a loro.

L'INCONTRO
All'ospedale Stephanie s'imbattè in una pietosa infermiera, che andò subito a chiamare il primo medico disponibile, Jen Yong, appunto, il quale proprio in quel momento stava smontando dal turno notturno ed era palesemente stanco e irritato da quell'imprevisto, perché non vedeva l'ora di andarsene per riposarsi. Essendo però un medico coscienzioso e sempre pronto ad accettare, senza lamentarsi, un ennesimo ricovero, anche in momenti come quello, accolse la nuova paziente mettendosi subito all'opera.
Accertatosi dell'accaduto Jen Yong, pur con la testa che gli girava per la stanchezza, notò che la soccorritrice straniera era graziosa e schietta, per cui, sorridendo dapprima, la ringraziò per aver soccorso la donna e poi le disse che, se voleva avere notizie, avrebbe potuto telefon
are più tardi. Stephanie, dopo essersi presentata e chiarito chi fosse, assicurò che avrebbe telefonato più tardi. Anch'ella aveva avuto un guizzo di fronte a quel giovane medico magro e poco più alto di lei, il quale si era mosso con delicata sicurezza quando aveva visitato la gestante ferita. Jen Yong le era piaciuto subito perché si muoveva armoniosamente, sicuro di sé stesso e, soprattutto, per i suoi capelli neri dai riflessi bluastri oltre che per quegli occhi dalle sopracciglia alate e il naso sottile. Le era sembrato costruito come uno strumento di precisione o "come una di quelle levigate statue di giada" (p. 22). Proprio come la levigatezza della sua pelle.

YONG NEL CONTESTO STORICO
Il dottor Jen Yong (Yong è il nome. I cinesi, per distinguersi, usano presentarsi prima col cognome e poi col nome) era nato a Shanghai 28 anni prima, in una facoltosa famiglia di banchieri ed era giunto a Chungking dopo che i Giapponesi avevano già occupato la Manciuria e stavano invadendo la Cina settentrionale. In quel periodo in tutte le università e le scuole superiori, gli studenti si opponevano con rabbia a quell'invasione, sfilando per le strade e organizzando manifestazioni, in seguito alle quali venivano picchiati, presi a fucilate e imprigionati da Chang Kai-Shek. Quest'ultimo, dal canto suo, non aveva nessuna intenzione di combattere gli invasori, per cui continuava ad organizzare solo delle disastrose e fallimentari spedizioni militari contro i comunisti cinesi.
Nel '36 però Chang Kai-Shek era stato catturato dai comunisti e tutti avevano creduto che sarebbe stato ucciso. Dubbio subito fugato allorché, liberato, annunciò che lui e i comunisti si erano alleati contro il Giappone, facendo crescere la sua popolarità a dismisura. Jen Yong, e tanti altri, contagiati da una grandiosa ondata di patriottismo dal 1938 al '42 avevano creduto e sperato che Chang avrebbe mantenuto la promessa.
Nel '41 però il tradimento. Chang aveva ordinato alle sue armate di non combattere più i Giapponesi, lasciando ai comunisti tutto il peso della lotta, mentre riprendeva ad attaccare quelli che attualmente erano i suoi alleati. E Jen Yong era cambiato come un'intera moltitudine di intellettuali non comunisti, i quali restavano a guardare, ormai impotenti e con disperazione "la corruzione che disgregava il Kuo-ming-tang, la sua tirannia, il potere schiacciante della polizia segreta" (p. 18).
Perciò tantissimi intellettuali abbandonarono Chungking per Yen-an, roccaforte dei guerriglieri comunisti. L'ardente amore per la Cina creava un alone magico attorno a questi ultimi. Agli occhi di tutti gli intellettuali non comunisti, quei guerriglieri rossi venivano visti come dei
patrioti, perfino da coloro che rifiutavano il dogma del comunismo, come Jen Yong appunto. Fin dal 1937 il prestigio del partito comunista non aveva fatto che salire e dilagare in tutta la Cina, perfino a Chungking, ancora centro del potere di Chang Kai-Shek.
Molte erano le persone che, apparentemente, svolgevano delle professioni dall'aria neutrale, mentre, occultamente, operavano per organizzazioni comuniste clandestine. Nell'ospedale dove Jen Yong esercitava la sua professione di medico, il capo dell'organizzazione comunista era un personaggio minore, un vinto, uno che puliva le sputacchiere e lavava padelle e pappagalli, oltre ai bagni
pubblici: Vecchio Wang.
Era Vecchio Wang a dare le direttive a Jen Yong. Quest'ultimo addestrava, in seguito, personale medico che poi partiva per Yen-an, travestito nei modi più vari e munito di permessi falsi.
Nel 1941 Chang Kai-Shek ricominciò a delirare e ordinò il massacro di parecchie unità della Nuova Quarta Armata comunista, le cui vittime furono migliaia di medici, infermieri e pazienti.
Venuti a conoscenza de
ll'accaduto, i giornalisti stranieri non l'avevano presa bene, mentre i diplomatici avevano ammonito Chang contro una ripresa della guerra civile in Cina, disastrosa per la causa alleata, la quale faceva ormai parte della seconda guerra mondiale.
Era intenzione degli Usa continuare a far combattere Chang Kai-Shek, il quale concepiva unicamente una cosa: il potere. Nient'altro importava. Allo stesso modo la pensavano i comunisti: il pallino non era altro che il POTERE.
Ma c'era a Yen-an, roccaforte dei comunisti, un nuovo leader, che si era appena imposto, Mao Tse-Tung, assecondato dall'abile e colto rivoluzionario Chou En-Lai, in verità, la mente del partito. Roosvelt, dagli Usa, voleva saperne di più sul conto di questi due personaggi, per cui Chang aveva dovuto, a malincuore, accettare a Yen-an una missione militare americana giunta il 22 luglio, la quale inviava, direttamente a Washington, rapporti favorevoli.

Ma nel maggio del '44 il Giappone, per eliminare le dozzine di basi aeree americane disseminate nel territorio cinese non occupato, aveva sferrato una grande offensiva.
Di fronte a un tale attacco Chang Kai-Shek non aveva combattuto i giapponesi, né protetto le basi aeree americane, alcune delle quali furono occupate dagli invasori con grande sdegno dell'America.
Nel frattempo gli abitanti dei villaggi e i contadini erano stati mobilitati scaltramente dai comunisti, i quali avevano salvato un centinaio di americani tra piloti, meccanici e altri. E la notizia si era diffusa.

YONG
Jen Yong era arrivato a Chungking sei anni prima, dopo essersi laureato, a piedi da Shanghai, la grande città costiera dove, come abbiamo già detto, era nato. Era giunto lì in compagnia di altri studenti e professori, pur di sottrarsi all'occupazione giapponese. E si era innamorato subito della gente dura e fiera dello Szechwan, regione a cui Chungking apparteneva. Lì, Yong sentiva pulsare il cuore della sua patria, lui, l'uomo ricco e sofisticato, di estrazione borghese.
La fuga da Shangai era durata quattro mesi e, una volta giunti a Chungking, Yong e gli altri avevano creato una facoltà di medicina. Da allora aveva sempre lavorato nell'ospedale, fondato
da medici missionari americani, ed era convinto che, una volta vinta la guerra, coloro che avevano affrontato il grande esodo, sarebbero tornati a casa, compreso lui.
Tutti quelli della sua generazione pensavano a salvare il paese, perché era una missione che sentivano di avere nel sangue e, una volta presa coscienza di quanto fosse sventurata la Cina, con la sua storia piena di vergogna e umiliazioni, avevano agito per la salvezza nazionale della loro gente negletta e sfruttata dalle potenze coloniali, prima, e dagli invasori, poi.
Yong era pervaso da uno spirito patriottico che andava ben al di là dei principi comunisti, anche se molti credevano che i salvatori della Cina sarebbero stati, alla fine, questi ultimi e che avrebbero messo ogni cosa a posto. Si spiegava così l'allontanamento volontario di tanti giovani da Chungking per Yen-an. Ma lui non era comunista, né iscritto al partito. Era solo un giovane patriota idealista, che si prestava affinché la sua gente migliorasse le proprie condizioni di vita. E per fare questo era consapevole che solo l'America poteva aiutarli.

UNA COPPIA

Yong e Stephanie si rincontreranno a causa della donna soccorsa. Grazie ad una banale telefonata di Stephanie all'ospedale per informarsi sulle
condizioni di salute della paziente, Yong aveva colto la palla al balzo e aveva lanciato un invito a cena, pur paralizzato dalla propria sfacciataggine. Voleva vederla e a niente erano servite le spiacevoli riflessioni, dopo l'impulsività del gesto, di dover chiedere un prestito, perché lo stipendio percepito era bassissimo, e certe uscite erano solo dei lussi che lui non poteva permettersi.
Appena si rividero Yong seppe subito di amarla e, pur di ingannare il silenzio, si lanciò in uno sproloquio sulla chirurgia e sulla medicina, che in Cina era ancora così indietro e che lui, sperava, un giorno, di recarsi in America per aggiornarsi sulle nuove tecniche chirurgiche più all'avanguardia.
La serata fu magica per entrambi e lasciò l'inconfondibile segno che presagiva un profondo e radicale cambiamento nelle loro vite, così restarono d'accordo che si sarebbero ancora visti. Poi ognuno si diresse, sognante, verso la propria abitazione. Anzi, Yong continuò
a vagare per la strada come su una nuvoletta che lo teneva sollevato un metro da terra, tanta era l'estasi in cui era precipitato. L'avrebbe rivista, di questo ne era almeno certo.
In effetti, i due giovani si videro ancora fino a dichiararsi e sposarsi, mediante la registrazione del matrimonio nei registri del partito comunista, dopo una lunga serie di traversie passate, da entrambi, a causa della rigidità sospettosa di quest'ultimo.
I due sposi, durante la conquista maoista, si stabilirono a Shangai, la città di lui, e andarono ad abitare nell'antica casa della famiglia Jen, che accolse a braccia aperte la giovane nuora americana, dimostrando una grande apertura mentale. Lì a Shangai, qualche anno dopo, nacque il primo figlio della coppia, Jen Lin, altrimenti detto Tesoro d'Inverno. Anche a Stephanie venne dato un nome cinese, Neve di Primavera, perché, sosteneva Yong, "la neve di primavera era improvvisa e scendeva sui fiori di melo senza distruggerli" (p. 204). Proprio come era Stephanie agli occhi di suo marito. Così, ogni volta che lei si sentiva chiamare in quel modo, veniva sempre pervasa dalla dolcezza dei delicati versi delle antiche poesie composte in quella terra plurimillenaria, che recitavano così:

Sotto la neve di primavera,
tutte le donne sono belle
Il mio cuore è vuoto,
vi
penetrerà la marea…,


restando sempre incantata di fonte alla loro grazia perfetta.

Gli anni a Shanghai non sono però tutti rose e fiori, e Yong sarà perseguitato e arrestato a causa di quella moglie americana.
Anche per Stephanie non sarà facile la vita in quella città: sospettata e criticata apertamente, pur avendo mostrato, in più occasioni, di essere le
ale alla nazione cinese e al partito predominante, vedrà più volte affissi pubblici manifesti sui quali venivano stampate le accuse rivolte contro di lei, dichiarata filo-imperialista a causa del favore temporaneo che l'America accordava al Kuo-ming-tang di Chang Kai-Shek. Siamo negli anni del più duro maccartismo americano e i rapporti trai due paesi sono praticamente inesistenti.
Yong, invece, veniva bollato come cane controrivoluzionario.
Le cose non cambieran
no neppure dopo il trasferimento da Shanghai a Pechino.

Dopo aver goduto di una relativa tregua, durante il cui periodo, Yong lavorava come chirurgo di fama e apportatore di illuminanti innovazioni, nell'ospedale della capitale, mentre Stephanie insegnava letteratura inglese prima all'università, poi in una scuola per stranieri, oltre a tradurre opere dal cinese all'inglese, vista la sua perfetta conoscenza della lingua di quel paese, l'incubo ricominciò.
Un bel giorno, durante la famigerata Rivoluzione Culturale, Yong e Stephanie furono accusati, ancora una volta, mediante i soliti manifesti affissi negli ospedali, nelle università e nelle scuole. Uno di questi contro Stephanie recitava:

LAI NEVE DI PR
IMAVERA, STEPHANIE RYDER AGENTE DELL'IMPERIALISMO CULTURALE AMERICANO.

Questo ennesimo manifesto accusatorio era stato redatto solo per proteggere le menti dei giovani socialisti rivoluzionari dalla corruzione borghese.
Mao aveva esercitato una sottile azione depurante sulle menti di quei giovani che adoravano letteralmente la sua figura. Ed, esattamente al Kuo-ming-tang, aveva continuato a perpetrare il confino, ai controrivoluzionari, in zone remote e prive di comunicazioni. A questo era stato condannato Yong quando Stephanie partì, approfittando del permesso che il partito accordava, agli stranieri residenti, di ritornare nel loro stato d'origine ogni tre anni.
Dopo una gravidanza interrotta al sesto mese, per un aborto spontaneo, la giovane donna era nuovamente incinta di un erede di sangue misto, razza tanto disprezzata ed emarginata. Pregiudizio che neppure lo spirito anticonformistico e rivoluzionario del comunismo era riuscito a cancellare.
Yong non era a conoscenza di questa nuova gravidanza di sua moglie, né Stephanie ebbe mai intenzione di rivelarglielo. Voleva solo andar via da lì, da quel mondo pieno di odio e di sospetto, per parto
rire quella creatura che portava in grembo, in un mondo meno ostile e soffocante. Dopo anni Stephanie era giunta ad odiare le dolcezze seducenti della famiglia di Yong, che si era impadronita del suo primo figlio. Adesso voleva girare alla larga e rivedere i posti dov'era nata e di cui sentiva una struggente nostalgia, mentre riaffiorava quella familiarità dimenticata da tanto.

IN TEXAS
Giunta a Dallas, in Texas, dov'era protetta dalla ricchezza e dalla potenza paterne, Stephanie dovrà fare i conti però con i servizi segreti americani, CIA e FBI, che la tengono d'occhio e la sospettano di collaborazionismo con la Cina rossa. A causa di queste persecuzioni, la giovane donna partorirà una bambina settimina, mentre Yong veniva confinato nel lontano campo di rieducazione di Lingfu, la Città Nuova, promessa del progresso industriale del futuro, in qualità di medico di quell'ospedale, reo di essere un deviazionista di destra. Questa pena gli era stata comminata a causa delle sue idee all'avanguardia, illustrate in un progetto da attuare nell'ospedale di Pechino.
Pur avendo ormai raggiunto una notevole fama nel campo medico-chirurgico, Yong era stato, ancora una volta, accusato d
i spionaggio contro-rivoluzionario a favore di Chang Kai-Shek e bollato filo-imperialista e come deviazionista di destra, quindi confinato a Lingfu, sempre per quella sua moglie straniera.
In questa città la sua fama e la sua bravura gli fecero trovare degli alleati segreti nei giovani medici dell'ospedale, che collaborarono con lui affinché venisse riabilitato.
Infatti, riabilitato, Yong, farà ritorno a Shanghai dove lo attendevano la sua famiglia e suo figlio Tesoro d'Inverno. Stephanie era ancora in Texas. La invitò quindi a tornare perché tutto si era sistemato, ma non aveva ancora letto la sua ultima lettera, nella quale Stephanie gli annunciava di essersi legata, per solitudine, ad un altro uomo, un collega giornalista, il quale la amava da sempre e che era arrivato in Cina molto prima di lei.
Yong, affranto, si confidò con la Madre, la quale ammise, saggiamente che sua nuora era vittima della lontananza e aveva bisogno di un uomo al fianco. Pertanto Yong le offrì il divorzio, che Stephanie non prese mai in considerazione. I contatti epistolari tra i due coniugi, a questo punto, si interromperruppero. Chi si occupò di tenere insieme i fili di questo legame,
da quel momento in poi, fu il loro Tesoro d'Inverno. Fino a quando, nel 1971, appianatisi molti ostacoli tra Cina e Usa, Stephanie riuscì a tornare in oriente per far conoscere la figlia Marylee al padre.
Yong, nel frattempo, perseguitato inconsapevolmente, e segretamente, da un potente personaggio già incontrato, il quale ha tramato contro i due coniugi, per tutta la durata del romanzo, soccomberà, a causa di alcuni sicari, e non assaporerà mai la gioia di vedere quanto quella figlia sconosciuta gli somigli.
Ma, alla fine, giustizia sarà fatta e il bene trionferà.

CENNI BIOBIBLIOGRA
FICI SULL' AUTRICE
Han Suyin è nata il 12-09-1917 a Zhou Guang-Hu (o Chou Kuang-Hu) in una famiglia Hakka, nella provincia dell'Henan, in Cina. La sua famiglia paterna è originaria di Meixian, una provincia del Guandong. La famiglia materna è invece di origine belgo-fiamminga. I
l suo vero nome è Elisabeth Mathilde Comber.
La dottoressa Comber, nome cinese Han Suyin, laureatasi già a Pechino, si trasferì, per proseguire gli studi, a
ll'università di Bruxelles, studiando in francese. Continuò, poi, gli studi scientifici, presso l'università di Londra, dove si laureò e specializzò come medico, professione esercitata, in seguito, nell'ospedale governativo di Hong Kong.
Nel 1938 la scrittrice/medico sposò Tang Pao Huang, ufficiale militare dell'esercito nazionalista cinese e adottò una figlia, Yungmei.
Nel 1947 il marito morì durante un'azione militare nella Guerra Civile Cinese, argomento ampiamente trattato nel romanzo di cui sopra.
Risposatasi nel 1952 con Leon F. Comber, un ufficiale britannico di stanza in Malesia lavorò come medico presso un ospedale malese. Più tardi aprì una clinica a Singapore. Nel frattempo, la dottoressa eurasiatica aveva già iniziato a scrivere i suoi primi best sellers.
Dopo il divorzio da Leon Comber, Han Suyin sposò un colonnello indiano, Vincent Ratnaswamy (morto nel gennaio 2003).
Dopo altre due separazioni, l'autrice si è trasferita a Losanna, in Svizzera, dove vive attualmente.
Han Suyin parla correntemente sei lingue: l'hakka (il ceppo etnico cinese a cui appartiene la famiglia paterna); il mandarino (il cinese ufficiale); il cantonese (lingua prevalente della Cina del sud); il malese, il francese e l'inglese.
Pur conoscendo tutte quelle lingue, questa bravissima scrittrice cino-belga scrive prevalentemente in inglese, anche se alcuni suoi libri sono stati scritti in francese e cinese.
La sua produzione letteraria è suddivisa in tre categorie, separate per tematiche, denominate:
1) autobiografia/storia;
2) fiction (di cui fa parte questo romanzo);
3) saggi socio-politici e altri scritti-testimonianza (molti su Mao).

Nell'opera di Han Suyin il ruolo centrale è svolto sempre dai conflitti culturali e politici tra est e ovest, nella storia moderna. Ma viene esplorata anche la lotta per la liberazione del sud-est asiatico.
In molti dei suoi scritti, ambientati nel periodo coloniale dell'Asia dell'est, durante il XIX e XX secolo, i fatti reali sono brillantemente mescolati con la finzione.
FIN CHE VERRA' IL MATTINO è del 1982 e va, come abbiamo già visto, dal 1939 a ben oltre la Rivoluzione Culturale.
Nel romanzo l'autrice fornisce un'affascinante e dettagliata descrizione delle famiglie di razze miste; dei problemi psicologici connessi a questa razza a parte, tenuta volutamente fuori. In molti modi Han Suyin trae spunto dalla sua esperienza personale, essendo lei stessa mistosangue.
Le professioni dei due protagonisti, inoltre, servono a complicare la vicenda e assomigliano a quella che l'autrice e Ian Morrison vissero, seppure attribuite in modo inverso.
Ma la tematica più importante, che caratterizza la trama del romanzo è la spiegazione, più che esaustiva, dei misteriosi meccanismi psicologici, che hanno guidato perfino l'elite della classe intellettuale cinese ad accettare il comunismo come una parte di sé stessi, di alternativa patriottica altamente morale, al caos e alla corruzione prodotte dal regime nazional-socialista borghese di Chiang Kai-Shek.
(Fonti: la mia mente, la rete e il libro).

IL MIO GIUDIZIO
FIN CHE VERRA' IL MATTINO non è principalmente un romanzo d'amore: la storia di Yong e Stephanie è un pretesto per parlare e rendere noti certi fatti storici vissuti sulla propria pelle dalla scrittrice, che, altrimenti, in occidente non sarebbero noti. Per questo Han Suyin scrive principalmente in inglese e vive esiliata dalla Cina anche a causa della persecuzione politica, in quanto autrice di opere polemiche sull'operato di Mao e Chang Kai Shek.
Pur essendo scritto in modo scorrevole e discorsivo questo romanzo trae in inganno il lettore perchè, sotto l'apparente facilità di lettura, nasconde la denuncia di verità profonde e drammatiche sulla condizione cinese, che, ancora oggi, i governi succedutisi non hanno certo risolto. E Han Suyin, graziata dalla lontananza e dalla fama che la ricopre, ne approfitta abilmente e sapientemente per portarli tutti alla luce. Per questo non so se consigliare a tutti la lettura di questo romanzo come degli altri della scrittrice. Una cosa è però certa: per intraprendere la lettura dei romanzi di questa bravissima scrittrice cino-belga bisogna armarsi di una grande curiosità (che viene ampiamente gratificata) e un grande amore per la storia, soprattutto quella cinese del secolo scorso.

*****
Mi sembra di fare il minimo se ri-dedico questo post a te, caro Loris, come ho fatto la prima volta che lo pubblicai. Ora è come se tornasse a casa sua.

14 commenti:

  1. ciao ondamagis. Ti ho appena risposto al quesito ke mi hai fatto. Spero di esserti stato utile ^_^

    La risposta la trovi qui:
    http://paradisodeidannati.blogspot.com/2008/03/navigare-in-internet-rimanendo.html

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  2. Semplicemente.....Grande!!!
    Complimenti :-)

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  3. La coppa è il minimo che potevi avere !!!

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  4. Buonanotte a te Lena ! Vado a nanna anche io. Ciao

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  5. FIN CHE VERRA' IL MATTINO...a rischiarare questa notte buia... , ..mandi mandi ...Loris...

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  6. Non mi sono dimenticata del tuo blog..complimenti per la coppa.
    chery

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  7. brava,ottima recensione!
    Si, piano piano sto smaltendo sia la pastiera napoletana che il casatiello, ieri sera " brodino".........ma anche perchè sia io che mio marito siamo un pò influenzati!
    Buon fine settimana!
    Maddy.

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  8. cliccando sul mio nome, dal tuo link amici, per ritornare al mio blog, mi sono accorta che c'è un errore: hai dimenticato di mettere .com, hai messo solo http.cucinalamiapassione.blogspot.

    un abbraccio.

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  9. molto intiresno, grazie

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  10. quello che stavo cercando, grazie

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  11. Si, probabilmente lo e

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  12. La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

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