Cari amici, di sempre o solo di passaggio,
rieccomi qui.
Gli studi sono, per fortuna, terminati, per cui, ora, con molta probabilità, potrò dedicarmi di nuovo al mio povero blogghino, se non chiuderlo definitivamente.
Staremo a vedere.
Un salutone cordiale a tutti,
Ondamagis.
mercoledì 11 aprile 2012
domenica 6 marzo 2011
L' SOS di Gaia
L'11 gennaio 2010, ho sostenuto l'esame di Scienze della Terra, il cui programma spaziava dall'astronomia alla geologia, dalla fisica alla matematica, e ho avuto modo di conoscere un bellissimo libro scritto da un naturalista americano, Paul Krafel, che mi ha incuriosita e appassionata parecchio, tanto da convincermi a proporre una recensione, dopo un'altra lunga pausa di silenzio.
Inizialmente, a dire il vero, ero piuttosto reticente, perché il libro che sto per descrivere è di un'estrema semplicità... solo apparente: dietro le umili e lineari descrizioni, ci sono il rigore scientifico e l'appassionante esperienza di questo temerario personaggio qual è Paul Krafel.
SILLABARIO DELLA NATURA
Perchè l'autore, Paul Krafel, ha voluto scrivere un libro così particolare, che in inglese -lingua originale- era intitolato: SEEING NATURE – DELIBERATE ENCOUNTERS WITH THE VISIBLE WORLD.
Chi è Paul Krafel e cosa propugna in ques
SILLABARIO DELLA NATURA è il titolo usato dalla casa editrice italiana, la Blu Edizioni, nel 2004, anno di pubblicazione dell'opera di Krafel in Italia.
Il libro era già stato scritto nel 1994 dall'autore, che lo stese di getto, ispirato e folgorato da un'interessante teoria scientifica: l'IPOTESI GAIA di James Lovelock.
Inizialmente scritto solo seguendo il proprio istinto, confidando nel tempo e nella circolazione volontaria dei lettori a lui più vicini, l'autore non trovò di meglio che pubblicarlo a proprie spese: nell'introduzione a pag. 1, infatti, Krafel spiega che, quando lo scrisse sapeva che "non sarebbe stato semplice pubblicarlo: era troppo sommesso e difficile da classificare".
Dopo la pubblicazione, quindi, l'autore lo spedì a 40 persone, le quali, secondo la propria conoscenza, sapeva, lo avrebbero gradito. Infatti, molte di queste comprarono diverse copie che distribuirono in regalo ad amici, i quali, a loro volta, ripeterono il gesto. Il libro iniziò così a diffondersi - seppur in modo inizialmente molto discreto -, in un numero di copie 30 volte superiore al previsto. Fino a quando Barbara Damrosch non lo propose ad una casa editrice, che, dopo un'iniziale empasse, perché non si sapeva, appunto, in quale categoria inserirlo, si decise a commercializzarlo e divulgarlo, arricchendolo con graziose illustrazioni di animaletti gentili come rondini e passerotti, conservate anche nell'edizione italiana SILLABARIO DELLA NATURA.
CHI È PAUL KRAFEL
Paul Krafel, l'autore, è stato per anni ranger e naturalista al National Park Service, oltre ad aver collaborato con il Carter House Natural Science Museum, in California, esperienze, queste, che lo costrinsero a vivere a stretto contatto con la natura più selvaggia e solitaria e che gli fecero maturare un profondo interesse per le origini e le evoluzioni della Terra e del ciclo vitale, geologicamente e astronomicamente.
Per studiare certi fenomeni Krafel ha visitato luoghi magici e indescrivibili come gli irraggiungibili Sand ed Aspen Canyons, in cui, per osservarli, è stato costretto a trattenersi a lungo e completamente solo, tranne in alcuni casi, in cui era accompagnato dalla moglie Alysia, sua valida sostenitrice, oltre che competente collaboratrice, in particolar modo, nel progetto in seguito abbracciato.
L'interesse di Krafel per il ciclo vitale, da buon naturalista qualificato in una valida università degli USA, lo ha spinto ad interessarsi vivamente alle origini e ciò che ha causato i fenomeni fisici e geologici del pianeta su cui viviamo, visibili agli occhi di ognuno. Per questo ha rivolto il suo interesse alla famosa quanto discussa -ma ora accettata- Ipotesi Gaia, teorizzata da James Lovelock e Lynn Margulis, che in Italia è esposta nel volume di Lovelock intitolato Manuale Di Medicina Planetaria (Zanichelli, Bologna).
CHE COS'È L'IPOTESI GAIA
Risale al 1972 la prima introduzione del concetto di Ipotesi Gaia teorizzato da Lovelock e dalla biologa Lynn Margulis.
La Margulis era già nota per la sua teoria dei cinque regni degli esseri viventi, la famosa classificazione che ha successivamente condizionato favorevolmente tutti gli studi scientifici sulla biologia, ma la biologa veniva ricordata, in particolar modo, soprattutto perché riteneva la cellula eucariote frutto di simbiosi tra più cellule procariote, poiché, secondo questa concezione "la vita o la biosfera, regola o mantiene il clima e la composizione atmosferica ad uno stato per sé attuale" (L. Margulis).
Come già, in passato, aveva teorizzato Hutton, la Margulis vede il pianeta Terra come un superorganismo.
L'affermazione (sopra riportata) della Terra come un superoganismo, è solo una metafora che gli autori Lovelock e Margulis adottarono a mo' di modello, da provarsi, prima di tutto, scientificamente. Ecco perché il biologo che c'è in Lovelock lo portò a parlare di una fisiologia e una medicina planetaria, mentre dalla fisiologia mutuò il concetto di OMEOSTASI applicato al pianeta Terra.
L'omeostasi è una caratteristica tipica degli organismi viventi e consiste nella capacità di questi di mantenere costante il loro ambiente interno, anche in presenza di variazioni nell'ambiente esterno. In pratica, la nostra temperatura corporea si autoregola se abbiamo ormoni in numero sufficiente per riscaldarci.
L'Ipotesi Gaia portò una ventata di novità nel periodo in cui fu proposta, perché dopo un lungo arco di tempo, durante cui tutto il sapere geologico era stato spezzettato, proponeva una teoria del pianeta Terra come sistema complesso e integrato da cinque componenti fondamentali: litosfera, idrosfera, criosfera, atmosfera e biosfera, al cui interno e nel suo insieme, presentano evidenti caratteristiche di omeostasi e auto-organizzazione.
Questo sistema ha alle spalle una lunga storia evolutiva, mai predeterminata, costellata da catastrofi e una cieca autonomia, che ha portato questo sistema a pensare solo a sé stesso, al fine di mantenersi in buona salute e in funzione dei suoi sottosistemi, mostrandosi, quindi, come un essere dotato di larga autoreferenzialità. È previsto, per cui nell'Ipotesi Gaia, uno stretto legame tra mondo dei viventi e quello dei non viventi, che si realizza mediante un feed-back negativo, indispensabile per mantenere la stabilità (Lovelock, 1991).
Secondo questa teoria, dunque, l'evoluzione si realizza per mezzo di trasformazioni (lente) e di catastrofi, le quali diversificano, in modo rapido, il risultato dell'effetto.
È qui evidente l'interazione delle parti al fine di ottenere qualcosa. Infatti, nel modello di Lovelock, esseri viventi e non viventi, grazie ad un concatenato sistema di feed-back, che li accompagna, riescono a mantenere un equilibrio stabile nella biosfera, garante del continuo alternarsi del ciclo vitale: alla vita succede la morte e così via.
Il nome Gaia è, appunto, scelto da Lovelock per rappresentare questo ciclo di alternanza: Gaia, nell'antica Grecia, era la dea della Terra. E la Terra, come pianeta, insieme alla vita, forma un'unica entità vivente!
Molto tempo fa, narra Krafel a pag. 165, i raggi ultravioletti rendevano impossibile la vita sulla Terra, la quale, al contrario, era invece feconda sott'acqua dove si riproducevano ossigeno e piante.
L'ossigeno, a sua volta, essendo in grado di diffondersi anche oltre la barriera dell'acqua, cioè nell'atmosfera, aumentando sempre più in quantità, iniziò a creare lo strato dell'ozono, magico gas in grado di filtrare una parte delle radiazioni. Pertanto, la vita, non necessitando più di tanta acqua, invase la vicina superficie, dove misero radici piante di diverso tipo, che accrescevano e aumentavano l'ozono, il quale contrastava il passaggio dei raggi ultravioletti, permettendo alla vita di espandersi sempre più oltre.
"Tale spirale di cambiamento, scrive Krafel a pag. 166, "alla fine rese possibile la vita
sulla Terra". E la spirale di cambiamento, per lui, non può che chiamarsi Gaia. Perché se una specie vivente consuma più di quanto il pianeta sia in grado di ricreare, il suo ambiente s'impoverirà e questa specie, a lungo andare, non sopravviverà e si estinguerà, alimentando quella che l'autore definisce Spirale Discendente.
SI PUÒ PORRE RIMEDIO?
Gaia, la cui vita è ora messa continuamente e seriamente a repentaglio dall'inquinamento e dallo sfruttamento selvaggio e scriteriato dell'uomo; Gaia, da cui egli ha ricevuto la vita, secondo Krafel può essere salvata.
Come? In due modi semplici e alla portata di tutti:
1) o riducendo al minimo i consumi e rallentando, conseguentemente, il flusso discendente;
2) o utilizzando le risorse di cui si è già in possesso, al fine di produrne altre, invertendo, in questo modo, il flusso discendente.
Il cambiamento è, quindi, possibile, secondo Krafel, partendo proprio dalle azioni più piccole, perché sono queste che, una volta accumulatesi, acquistano una rilevanza tale da produrre effetti evidenti. Questi effetti, se armonizzati, non possono fare altro che aumentare il benessere della persona e l'accrescimento della personale soddisfazione senza, perciò, ledere quella altrui.
E' chiara, qui, la proposta di uno sviluppo sostenibile, da parte di Krafel, che mira alla cooperazione tra famiglie, governo ed economia, cioè il mercato, collaborazione auspicata anche dalla Carta della Terra, redatta dall'ONU per sancire i principi comuni e le linee guida del futuro del pianeta.
Il SILLABARIO DELLA NATURA è chiaramente un libro ecologista - oltre che pieno di suggerimenti a favore del benessere di tutti gli esseri viventi, il quale, grazie al suo linguaggio semplice e chiaro, si legge volentieri e velocemente.
Inoltre, sono presenti moltissimi esempi tratti dalle esperienze svolte dall'autore, che, in modo veloce e diretto, immettono il lettore nella condizione di comprendere subito il concetto a cui fanno riferimento, oltre ad essersi svolte in luoghi unici e selvaggi, alcuni dei quali di fama mondiale, che fanno da gradevole cornice a rigorose teorie scientifiche, spiegate in un apparente e innocente linguaggio in grado di far capire, fin nel più profondo, il significato cui vogliono alludere.
Eccovene qui, in esempio, qualche pagina.
VIVERE NELL'IGNOTO (pagg. 16-18)
"Una sera vidi la Terra girare. Avevo sempre visto il Sole tramontare dietro un orizzonte fisso . Quando invece vidi il Sole fisso, era il mio orizzonte che sorgeva verso il Sole. Nella prima prospettiva è il Sole che si muove. Nella seconda è il mio mondo. I miei occhi vedono la stessa cosa: lo spazio tra il sole e l'orizzonte che si stringe sempre di più. Ma che cos'è che si muove? La mia mente deve presupporre qualcosa. Cambiare quel presupposto significa cambiare il mondo che vedo. Cercai di insrgnare la mia nuova visione del tramonto a due ragazzini, ma loro vedevano già la Terra che ci allontanava dal Sole spingendoci all'indietro. Si divertivano a esagerare l'effetto della spinta inclinandosi mentre guardavano l'orizzonte sollevarsi davanti al Sole. Forse anch'io, quand'ero bambino, vedevo la Terra girare e spingermi all'indietro . L'espressione tramonto del Sole ha però condizionato le mie percezioni e ho cominciato a vedere il Sole abbassarsi anziché me stesso allontanarmi dal Sole. Diventiamo quello in cui ci esercitiamo e io mi sono esercitato a vivere su un Pianeta immobile e passivo, dove i cambiamenti avvenivano lontano dal mio mondo. Nella maggior parte dei tramonti della mia vita ho guardato soltanto i colori spettacolari sopra l'orizzonte occidentale. Ma questa sensazione di cadere all'indietro mi ha spinto a voltarmi per osservare dentro cosa stavo cadendo. Nel cielo rosa a oriente, subito dopo il tramonto, sull'orizzonte sorge una purpurea oscurità. E' l'ombra della Terra che irrompe nell'atmosfera. Non avevo mai notato che la Terra, come ogni altro oggetto esposto alla luce solare, proietta un'ombra. L'ombra sorge sull'orizzonte orientale alla stessa velocità con cui il Sole “tramonta” dietro quello occidentale... Il tramonto del Sole è il momento in cui vengo inghiottito dall'ombra. Gli alberi, gli edifici alti e le montagne sopra di me splendono ancora nella luce dorata del Sole perché si elevano al di sopra dell'ombra, ma anche loro presto vi discenderanno. Anche il cielo sopra di me si sta trasformando in ombra, ma poiché l'atmosfera si estende verso l'alto per chilometri, il suo passaggio alla notte richiederà molto tempo. La nostra densa atmosfera diffonde buona parte della luce solare che la attraversa. Questa luce diffusa forma una risplendente nebbia di luce blu che noi vediamo come un cielo azzurro . (Sulla Luna, che non ha atmosfera, il cielo del giorno è nero come quello della notte). Gli strati più bassi dell'atmosfera, passando nell'ombra, perdono la loro lucentezza blu. Quelli più alti sono ancora immersi nella luce solare sovrastante, ma sono anche meno densi e riflettono solo una minuscola frazione della luce che li attraversa. Lo splendente azzurro del cielo diurno indietreggia fino a un blu ardente, più distante, abbastanza trasparente da permetterci di vedere le stelle. Alla fine di tutta l'atmosfera sopra di me entra nell'ombra. La luce del Sole scorre ancora sopra la mia testa, ma passa a centinaia di km dall'atmosfera e non viene riflessa fino ai miei occhi. La nebbia azzurra del giorno si disperde e riesco a vedere il nero eterno dello spazio. Guardare l'atmosfera che cambia scendendo nell'ombra fa della notte più di un semplice tempo. La notte è un luogo. La notte è un viaggio. La notte è un passaggio lento e rotatorio attraverso un'ombra che scorre costantemente allontanandosi dal Sole. Il sorgere del Sole è il nostro emergere dall'altra parte dell'ombra. Il cambiamento è in corso proprio sotto i miei piedi. Lo spazio non è lontano; vivo nello spazio. Come cambierebbe la nostra cultura se ci abituassimo a osservare la Terra che ruota, cosicché ogni volta che il Sole tramonta e sorge ci rammenti che viviamo su un Pianeta rotondo, che gira, e quindi non è infinito? Ci servono espressioni migliori di tramonto del Sole e sorgere del Sole. Se ve ne vengono in mente di più belle e precise, per favore fatemelo sapere". (pagg. 16-19).
LEGGERE O NO ALLORA QUEST'OPERA 'NATURALISTA' DI PAUL KRAFEL?
Assolutamente SI, rispondo io!
E' in pagine come queste che fa capolino, con un'apparente semplicità di linguaggio, il rigore scientifico di certi fenomeni come la Rotazione e la Rivoluzione della nostra Terra, giusto per fare un esempio. Ma di descrizioni ancor più accattivanti della precedente ne è pieno il libro. Per questo, cari lettori, vi confido che, tempo dopo aver sostenuto l'esame, non contenta, ho comperato un'altra copia da regalare alla mia amica Franca, grande ed illuminata mente, che ha gradito molto tale lettura per il suo compleanno ferragostano, poiché, conoscendola bene, sapevo già che lo avrebbe gradito e saputo apprezzare nel modo più adeguato, cosa effettivamente avvenuta.
E voi lo leggerete e regalerete come voleva Krafel?
CENNI BIOGRAFICI SU PAUL KRAFEL
Attualmente Paul Krafel vive a Cottonwood, in California, con la moglie Alysia e le due figlie.
Con Alysia ha fondato Chrysalis, una scuola in cui si privilegiano gli studi naturalistici e dove tuttora insegna.
Questo è il suo sito web dove è possibile apprendere notizie sulla sua vita e sulle sue affascinanti scoperte, oltre a saperne di più sulla sua scuola speciale:
http://www.chrysalischarterschool.com/Paul/index.html
====================================================================
"Provo un'umile gratitudine verso la vita che mi ha preceduto e quella che mi circonda" (pag. 167).
Inizialmente, a dire il vero, ero piuttosto reticente, perché il libro che sto per descrivere è di un'estrema semplicità... solo apparente: dietro le umili e lineari descrizioni, ci sono il rigore scientifico e l'appassionante esperienza di questo temerario personaggio qual è Paul Krafel.
SILLABARIO DELLA NATURA

Perchè l'autore, Paul Krafel, ha voluto scrivere un libro così particolare, che in inglese -lingua originale- era intitolato: SEEING NATURE – DELIBERATE ENCOUNTERS WITH THE VISIBLE WORLD.
Chi è Paul Krafel e cosa propugna in ques
to suo libro così particolare?
Prima di passare alla descrizione effettiva dell'opera, è opportuno spendere qualche parola introduttiva.
Prima di passare alla descrizione effettiva dell'opera, è opportuno spendere qualche parola introduttiva.
SILLABARIO DELLA NATURA è il titolo usato dalla casa editrice italiana, la Blu Edizioni, nel 2004, anno di pubblicazione dell'opera di Krafel in Italia.
Il libro era già stato scritto nel 1994 dall'autore, che lo stese di getto, ispirato e folgorato da un'interessante teoria scientifica: l'IPOTESI GAIA di James Lovelock.
Inizialmente scritto solo seguendo il proprio istinto, confidando nel tempo e nella circolazione volontaria dei lettori a lui più vicini, l'autore non trovò di meglio che pubblicarlo a proprie spese: nell'introduzione a pag. 1, infatti, Krafel spiega che, quando lo scrisse sapeva che "non sarebbe stato semplice pubblicarlo: era troppo sommesso e difficile da classificare".
Dopo la pubblicazione, quindi, l'autore lo spedì a 40 persone, le quali, secondo la propria conoscenza, sapeva, lo avrebbero gradito. Infatti, molte di queste comprarono diverse copie che distribuirono in regalo ad amici, i quali, a loro volta, ripeterono il gesto. Il libro iniziò così a diffondersi - seppur in modo inizialmente molto discreto -, in un numero di copie 30 volte superiore al previsto. Fino a quando Barbara Damrosch non lo propose ad una casa editrice, che, dopo un'iniziale empasse, perché non si sapeva, appunto, in quale categoria inserirlo, si decise a commercializzarlo e divulgarlo, arricchendolo con graziose illustrazioni di animaletti gentili come rondini e passerotti, conservate anche nell'edizione italiana SILLABARIO DELLA NATURA.
CHI È PAUL KRAFEL
Paul Krafel, l'autore, è stato per anni ranger e naturalista al National Park Service, oltre ad aver collaborato con il Carter House Natural Science Museum, in California, esperienze, queste, che lo costrinsero a vivere a stretto contatto con la natura più selvaggia e solitaria e che gli fecero maturare un profondo interesse per le origini e le evoluzioni della Terra e del ciclo vitale, geologicamente e astronomicamente.
Per studiare certi fenomeni Krafel ha visitato luoghi magici e indescrivibili come gli irraggiungibili Sand ed Aspen Canyons, in cui, per osservarli, è stato costretto a trattenersi a lungo e completamente solo, tranne in alcuni casi, in cui era accompagnato dalla moglie Alysia, sua valida sostenitrice, oltre che competente collaboratrice, in particolar modo, nel progetto in seguito abbracciato.
L'interesse di Krafel per il ciclo vitale, da buon naturalista qualificato in una valida università degli USA, lo ha spinto ad interessarsi vivamente alle origini e ciò che ha causato i fenomeni fisici e geologici del pianeta su cui viviamo, visibili agli occhi di ognuno. Per questo ha rivolto il suo interesse alla famosa quanto discussa -ma ora accettata- Ipotesi Gaia, teorizzata da James Lovelock e Lynn Margulis, che in Italia è esposta nel volume di Lovelock intitolato Manuale Di Medicina Planetaria (Zanichelli, Bologna).
CHE COS'È L'IPOTESI GAIA
Risale al 1972 la prima introduzione del concetto di Ipotesi Gaia teorizzato da Lovelock e dalla biologa Lynn Margulis.
La Margulis era già nota per la sua teoria dei cinque regni degli esseri viventi, la famosa classificazione che ha successivamente condizionato favorevolmente tutti gli studi scientifici sulla biologia, ma la biologa veniva ricordata, in particolar modo, soprattutto perché riteneva la cellula eucariote frutto di simbiosi tra più cellule procariote, poiché, secondo questa concezione "la vita o la biosfera, regola o mantiene il clima e la composizione atmosferica ad uno stato per sé attuale" (L. Margulis).
Come già, in passato, aveva teorizzato Hutton, la Margulis vede il pianeta Terra come un superorganismo.

L'affermazione (sopra riportata) della Terra come un superoganismo, è solo una metafora che gli autori Lovelock e Margulis adottarono a mo' di modello, da provarsi, prima di tutto, scientificamente. Ecco perché il biologo che c'è in Lovelock lo portò a parlare di una fisiologia e una medicina planetaria, mentre dalla fisiologia mutuò il concetto di OMEOSTASI applicato al pianeta Terra.
L'omeostasi è una caratteristica tipica degli organismi viventi e consiste nella capacità di questi di mantenere costante il loro ambiente interno, anche in presenza di variazioni nell'ambiente esterno. In pratica, la nostra temperatura corporea si autoregola se abbiamo ormoni in numero sufficiente per riscaldarci.
L'Ipotesi Gaia portò una ventata di novità nel periodo in cui fu proposta, perché dopo un lungo arco di tempo, durante cui tutto il sapere geologico era stato spezzettato, proponeva una teoria del pianeta Terra come sistema complesso e integrato da cinque componenti fondamentali: litosfera, idrosfera, criosfera, atmosfera e biosfera, al cui interno e nel suo insieme, presentano evidenti caratteristiche di omeostasi e auto-organizzazione.
Questo sistema ha alle spalle una lunga storia evolutiva, mai predeterminata, costellata da catastrofi e una cieca autonomia, che ha portato questo sistema a pensare solo a sé stesso, al fine di mantenersi in buona salute e in funzione dei suoi sottosistemi, mostrandosi, quindi, come un essere dotato di larga autoreferenzialità. È previsto, per cui nell'Ipotesi Gaia, uno stretto legame tra mondo dei viventi e quello dei non viventi, che si realizza mediante un feed-back negativo, indispensabile per mantenere la stabilità (Lovelock, 1991).
Secondo questa teoria, dunque, l'evoluzione si realizza per mezzo di trasformazioni (lente) e di catastrofi, le quali diversificano, in modo rapido, il risultato dell'effetto.
È qui evidente l'interazione delle parti al fine di ottenere qualcosa. Infatti, nel modello di Lovelock, esseri viventi e non viventi, grazie ad un concatenato sistema di feed-back, che li accompagna, riescono a mantenere un equilibrio stabile nella biosfera, garante del continuo alternarsi del ciclo vitale: alla vita succede la morte e così via.
Il nome Gaia è, appunto, scelto da Lovelock per rappresentare questo ciclo di alternanza: Gaia, nell'antica Grecia, era la dea della Terra. E la Terra, come pianeta, insieme alla vita, forma un'unica entità vivente!
Molto tempo fa, narra Krafel a pag. 165, i raggi ultravioletti rendevano impossibile la vita sulla Terra, la quale, al contrario, era invece feconda sott'acqua dove si riproducevano ossigeno e piante.
L'ossigeno, a sua volta, essendo in grado di diffondersi anche oltre la barriera dell'acqua, cioè nell'atmosfera, aumentando sempre più in quantità, iniziò a creare lo strato dell'ozono, magico gas in grado di filtrare una parte delle radiazioni. Pertanto, la vita, non necessitando più di tanta acqua, invase la vicina superficie, dove misero radici piante di diverso tipo, che accrescevano e aumentavano l'ozono, il quale contrastava il passaggio dei raggi ultravioletti, permettendo alla vita di espandersi sempre più oltre.
"Tale spirale di cambiamento, scrive Krafel a pag. 166, "alla fine rese possibile la vita
sulla Terra". E la spirale di cambiamento, per lui, non può che chiamarsi Gaia. Perché se una specie vivente consuma più di quanto il pianeta sia in grado di ricreare, il suo ambiente s'impoverirà e questa specie, a lungo andare, non sopravviverà e si estinguerà, alimentando quella che l'autore definisce Spirale Discendente.
SI PUÒ PORRE RIMEDIO?
Gaia, la cui vita è ora messa continuamente e seriamente a repentaglio dall'inquinamento e dallo sfruttamento selvaggio e scriteriato dell'uomo; Gaia, da cui egli ha ricevuto la vita, secondo Krafel può essere salvata.
Come? In due modi semplici e alla portata di tutti:
1) o riducendo al minimo i consumi e rallentando, conseguentemente, il flusso discendente;
2) o utilizzando le risorse di cui si è già in possesso, al fine di produrne altre, invertendo, in questo modo, il flusso discendente.
Il cambiamento è, quindi, possibile, secondo Krafel, partendo proprio dalle azioni più piccole, perché sono queste che, una volta accumulatesi, acquistano una rilevanza tale da produrre effetti evidenti. Questi effetti, se armonizzati, non possono fare altro che aumentare il benessere della persona e l'accrescimento della personale soddisfazione senza, perciò, ledere quella altrui.
E' chiara, qui, la proposta di uno sviluppo sostenibile, da parte di Krafel, che mira alla cooperazione tra famiglie, governo ed economia, cioè il mercato, collaborazione auspicata anche dalla Carta della Terra, redatta dall'ONU per sancire i principi comuni e le linee guida del futuro del pianeta.
Il SILLABARIO DELLA NATURA è chiaramente un libro ecologista - oltre che pieno di suggerimenti a favore del benessere di tutti gli esseri viventi, il quale, grazie al suo linguaggio semplice e chiaro, si legge volentieri e velocemente.
Inoltre, sono presenti moltissimi esempi tratti dalle esperienze svolte dall'autore, che, in modo veloce e diretto, immettono il lettore nella condizione di comprendere subito il concetto a cui fanno riferimento, oltre ad essersi svolte in luoghi unici e selvaggi, alcuni dei quali di fama mondiale, che fanno da gradevole cornice a rigorose teorie scientifiche, spiegate in un apparente e innocente linguaggio in grado di far capire, fin nel più profondo, il significato cui vogliono alludere.
Eccovene qui, in esempio, qualche pagina.
VIVERE NELL'IGNOTO (pagg. 16-18)
"Una sera vidi la Terra girare. Avevo sempre visto il Sole tramontare dietro un orizzonte fisso . Quando invece vidi il Sole fisso, era il mio orizzonte che sorgeva verso il Sole. Nella prima prospettiva è il Sole che si muove. Nella seconda è il mio mondo. I miei occhi vedono la stessa cosa: lo spazio tra il sole e l'orizzonte che si stringe sempre di più. Ma che cos'è che si muove? La mia mente deve presupporre qualcosa. Cambiare quel presupposto significa cambiare il mondo che vedo. Cercai di insrgnare la mia nuova visione del tramonto a due ragazzini, ma loro vedevano già la Terra che ci allontanava dal Sole spingendoci all'indietro. Si divertivano a esagerare l'effetto della spinta inclinandosi mentre guardavano l'orizzonte sollevarsi davanti al Sole. Forse anch'io, quand'ero bambino, vedevo la Terra girare e spingermi all'indietro . L'espressione tramonto del Sole ha però condizionato le mie percezioni e ho cominciato a vedere il Sole abbassarsi anziché me stesso allontanarmi dal Sole. Diventiamo quello in cui ci esercitiamo e io mi sono esercitato a vivere su un Pianeta immobile e passivo, dove i cambiamenti avvenivano lontano dal mio mondo. Nella maggior parte dei tramonti della mia vita ho guardato soltanto i colori spettacolari sopra l'orizzonte occidentale. Ma questa sensazione di cadere all'indietro mi ha spinto a voltarmi per osservare dentro cosa stavo cadendo. Nel cielo rosa a oriente, subito dopo il tramonto, sull'orizzonte sorge una purpurea oscurità. E' l'ombra della Terra che irrompe nell'atmosfera. Non avevo mai notato che la Terra, come ogni altro oggetto esposto alla luce solare, proietta un'ombra. L'ombra sorge sull'orizzonte orientale alla stessa velocità con cui il Sole “tramonta” dietro quello occidentale... Il tramonto del Sole è il momento in cui vengo inghiottito dall'ombra. Gli alberi, gli edifici alti e le montagne sopra di me splendono ancora nella luce dorata del Sole perché si elevano al di sopra dell'ombra, ma anche loro presto vi discenderanno. Anche il cielo sopra di me si sta trasformando in ombra, ma poiché l'atmosfera si estende verso l'alto per chilometri, il suo passaggio alla notte richiederà molto tempo. La nostra densa atmosfera diffonde buona parte della luce solare che la attraversa. Questa luce diffusa forma una risplendente nebbia di luce blu che noi vediamo come un cielo azzurro . (Sulla Luna, che non ha atmosfera, il cielo del giorno è nero come quello della notte). Gli strati più bassi dell'atmosfera, passando nell'ombra, perdono la loro lucentezza blu. Quelli più alti sono ancora immersi nella luce solare sovrastante, ma sono anche meno densi e riflettono solo una minuscola frazione della luce che li attraversa. Lo splendente azzurro del cielo diurno indietreggia fino a un blu ardente, più distante, abbastanza trasparente da permetterci di vedere le stelle. Alla fine di tutta l'atmosfera sopra di me entra nell'ombra. La luce del Sole scorre ancora sopra la mia testa, ma passa a centinaia di km dall'atmosfera e non viene riflessa fino ai miei occhi. La nebbia azzurra del giorno si disperde e riesco a vedere il nero eterno dello spazio. Guardare l'atmosfera che cambia scendendo nell'ombra fa della notte più di un semplice tempo. La notte è un luogo. La notte è un viaggio. La notte è un passaggio lento e rotatorio attraverso un'ombra che scorre costantemente allontanandosi dal Sole. Il sorgere del Sole è il nostro emergere dall'altra parte dell'ombra. Il cambiamento è in corso proprio sotto i miei piedi. Lo spazio non è lontano; vivo nello spazio. Come cambierebbe la nostra cultura se ci abituassimo a osservare la Terra che ruota, cosicché ogni volta che il Sole tramonta e sorge ci rammenti che viviamo su un Pianeta rotondo, che gira, e quindi non è infinito? Ci servono espressioni migliori di tramonto del Sole e sorgere del Sole. Se ve ne vengono in mente di più belle e precise, per favore fatemelo sapere". (pagg. 16-19).
LEGGERE O NO ALLORA QUEST'OPERA 'NATURALISTA' DI PAUL KRAFEL?
Assolutamente SI, rispondo io!
E' in pagine come queste che fa capolino, con un'apparente semplicità di linguaggio, il rigore scientifico di certi fenomeni come la Rotazione e la Rivoluzione della nostra Terra, giusto per fare un esempio. Ma di descrizioni ancor più accattivanti della precedente ne è pieno il libro. Per questo, cari lettori, vi confido che, tempo dopo aver sostenuto l'esame, non contenta, ho comperato un'altra copia da regalare alla mia amica Franca, grande ed illuminata mente, che ha gradito molto tale lettura per il suo compleanno ferragostano, poiché, conoscendola bene, sapevo già che lo avrebbe gradito e saputo apprezzare nel modo più adeguato, cosa effettivamente avvenuta.
E voi lo leggerete e regalerete come voleva Krafel?
CENNI BIOGRAFICI SU PAUL KRAFEL

Attualmente Paul Krafel vive a Cottonwood, in California, con la moglie Alysia e le due figlie.
Con Alysia ha fondato Chrysalis, una scuola in cui si privilegiano gli studi naturalistici e dove tuttora insegna.
Questo è il suo sito web dove è possibile apprendere notizie sulla sua vita e sulle sue affascinanti scoperte, oltre a saperne di più sulla sua scuola speciale:
http://www.chrysalischarterschool.com/Paul/index.html
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"Provo un'umile gratitudine verso la vita che mi ha preceduto e quella che mi circonda" (pag. 167).
sabato 13 novembre 2010
Il mondo di un'autistica visto dalla sorella 13enne
Cari amici bloggers e lettori di passaggio,
come promesso due mesi fa, eccomi qui a riattivare questo povero spento blog, con la recensione di un libretto, pubblicato da pochi anni, che mi è piaciuto in particolar modo per la sua fresca vena satura d'ironia, atteggiamento ideale con cui l'aurice ha affrontato e raccontato un argomento e un episodio davvero molto spiacevole.
Il libro che sto per recensire è la storia vera di ciò che è successo alla famiglia dell'autrice, Gaia Rayneri, figlia di due medici dell'ASL torinese e sorella maggiore di Margherita, detta affettuosamente Pulce, la quale ha pensato bene di trarre un libro dalla brutta disavventura vissuta da tutta la famiglia. Ed ecco qui: PULCE NON C'E'.
TRAMA 
Pulce è autistica. Ha 9 anni e non parla. E' rallentata nei movimenti ed esce da scuola, per questo motivo, 5 minuti prima che suoni la campanella: i suoi movimenti lenti e impacciati, potrebbero impedire il veloce fluire degli altri alunni dal portone d'ingresso, che potrebbero anche travolgerla e farle male.
E' sua madre Anita che la va pazientemente a prendere tutti i giorni, portando con sé un enorme Panda di peluche donatole dal WWF, replicato quando Pulce ha mostrato di preferirlo a tutti gli altri pupazzi che possiede. Insieme a Panda, Pulce però preferisce sole altre due cose: la focaccia al sesamo e il tamarindo. La focaccia gliela porta la mamma all'uscita di scuola, mentre il tamarindo lo usa, da tempo, come unica bevanda.
L'uscita da scuola che mamma Anita inscena per lei è sempre un po' teatrale: sa che la bambina si nasconde a volte nella bidelleria, nel bagno o dietro qualche angolo, perchè le piace esser cercata, ma non quel giorno. Pur con una focaccia enorme e in compagnia di Panda, PULCE NON C'E'. Mamma Anita non troverà più la sua piccola a scuola. Al suo posto l'aspettano, con due facce torve, la maestra Popi, come la chiama Pulce, e una giovane e severa educatrice, Gelsomina Benfatto, la quale le comunicherà che il Tribunale dei Minori, per ordini superiori, ha disposto, per il bene di Margherita (guai a chiamarla Pulce!), che la bambina fosse allontanata dalla famiglia fino a ordine successivo. Pulce, nel frattempo sarebbe stata in un luogo sicuro e protetto, fino a quando le cose non si fossero chiarite e si fosse deciso come procedere.

Pulce è autistica. Ha 9 anni e non parla. E' rallentata nei movimenti ed esce da scuola, per questo motivo, 5 minuti prima che suoni la campanella: i suoi movimenti lenti e impacciati, potrebbero impedire il veloce fluire degli altri alunni dal portone d'ingresso, che potrebbero anche travolgerla e farle male.
E' sua madre Anita che la va pazientemente a prendere tutti i giorni, portando con sé un enorme Panda di peluche donatole dal WWF, replicato quando Pulce ha mostrato di preferirlo a tutti gli altri pupazzi che possiede. Insieme a Panda, Pulce però preferisce sole altre due cose: la focaccia al sesamo e il tamarindo. La focaccia gliela porta la mamma all'uscita di scuola, mentre il tamarindo lo usa, da tempo, come unica bevanda.
L'uscita da scuola che mamma Anita inscena per lei è sempre un po' teatrale: sa che la bambina si nasconde a volte nella bidelleria, nel bagno o dietro qualche angolo, perchè le piace esser cercata, ma non quel giorno. Pur con una focaccia enorme e in compagnia di Panda, PULCE NON C'E'. Mamma Anita non troverà più la sua piccola a scuola. Al suo posto l'aspettano, con due facce torve, la maestra Popi, come la chiama Pulce, e una giovane e severa educatrice, Gelsomina Benfatto, la quale le comunicherà che il Tribunale dei Minori, per ordini superiori, ha disposto, per il bene di Margherita (guai a chiamarla Pulce!), che la bambina fosse allontanata dalla famiglia fino a ordine successivo. Pulce, nel frattempo sarebbe stata in un luogo sicuro e protetto, fino a quando le cose non si fossero chiarite e si fosse deciso come procedere.
IL MONDO CROLLA ADDOSSO
Quando la dottoressa Anita Camurati torna a casa è una donna finita: vuole morire, si sente talmente male, né sa come fare per reagire a quella irrefrenabile voglia di sfogare la rabbia tenuta dentro fino a quel momento. Trova l'altra figlia, Giovanna, la maggiore di 13 anni, a fare apparentemente i compiti. Un battibecco, serve il telefono libero... poi piange e, finalmente, scoppia la bomba: mamma Anita è andata a scuola di Pulce, ma senza trovarla... è stata guardata in tralice dalla maestra Popi e da una tizia mai vista prima, dall'aria più simile a quella di un soldato che un'educatrice. Ma di Pulce neanche l'ombra!
Finalmente al telefono la donna riesce a sapere qualcosa: sua figlia è in una comunità sicura e protetta da chiunque le voglia far del male... ma chi in famiglia osa far del male a Pulce? L'adorano tutti. Nonostante la gravità della malattia che l'accompagna, a nessuno pesa la sua muta ma imponente presenza.
Da ciò che la dottoressa Camurati viene a sapere, dal collega dei servizi sociali torinesi, il dottor Contengo, sua figlia è stata allontanata per salvaguardare la sua incolumità... sarà, quindi, il caso di prepararle una valigia con le medicine e i vestiti a cui, la mamma aggiunge tumultuosamente un bel po' di cose, compresa la raccomandazione che Pulce non parla, ma sa esprimersi con un sistema particolare di comunicazione: l' aumentativa o facilitata.
La comunicazione AUMENTATIVA (o facilitata), è un metodo alternativo che consente agli autistici, in grado di scrivere, di comunicare ciò che non possono dire a parole, mediante una tastiera o dei disegni rappresentanti le cose basilari della vita di tutti i giorni, come i cibi e le stanze più importanti, come ad es. il bagno e la propria cameretta.
Essa non è sempre affidabile, a causa del facilitatore, cioè un individuo, che dovrebbe esser fidato, il quale trasmetterà empaticamente fiducia al paziente, toccandolo leggermente su una spalla o un gomito, per fargli percepire la propria presenza, ma che potrà anche contaminare, coi suoi pensieri e i suoi tentativi di indovinare, il vero messaggio di ciò che l'autistico scrive.
A questo c'è, però, anche d'aggiungere che neanche il soggetto affetto da autismo è attendibile...
Leggete il seguito per saperne il motivo.
SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA
Quando la dottoressa Anita Camurati torna a casa è una donna finita: vuole morire, si sente talmente male, né sa come fare per reagire a quella irrefrenabile voglia di sfogare la rabbia tenuta dentro fino a quel momento. Trova l'altra figlia, Giovanna, la maggiore di 13 anni, a fare apparentemente i compiti. Un battibecco, serve il telefono libero... poi piange e, finalmente, scoppia la bomba: mamma Anita è andata a scuola di Pulce, ma senza trovarla... è stata guardata in tralice dalla maestra Popi e da una tizia mai vista prima, dall'aria più simile a quella di un soldato che un'educatrice. Ma di Pulce neanche l'ombra!
Finalmente al telefono la donna riesce a sapere qualcosa: sua figlia è in una comunità sicura e protetta da chiunque le voglia far del male... ma chi in famiglia osa far del male a Pulce? L'adorano tutti. Nonostante la gravità della malattia che l'accompagna, a nessuno pesa la sua muta ma imponente presenza.
Da ciò che la dottoressa Camurati viene a sapere, dal collega dei servizi sociali torinesi, il dottor Contengo, sua figlia è stata allontanata per salvaguardare la sua incolumità... sarà, quindi, il caso di prepararle una valigia con le medicine e i vestiti a cui, la mamma aggiunge tumultuosamente un bel po' di cose, compresa la raccomandazione che Pulce non parla, ma sa esprimersi con un sistema particolare di comunicazione: l' aumentativa o facilitata.
La comunicazione AUMENTATIVA (o facilitata), è un metodo alternativo che consente agli autistici, in grado di scrivere, di comunicare ciò che non possono dire a parole, mediante una tastiera o dei disegni rappresentanti le cose basilari della vita di tutti i giorni, come i cibi e le stanze più importanti, come ad es. il bagno e la propria cameretta.
Essa non è sempre affidabile, a causa del facilitatore, cioè un individuo, che dovrebbe esser fidato, il quale trasmetterà empaticamente fiducia al paziente, toccandolo leggermente su una spalla o un gomito, per fargli percepire la propria presenza, ma che potrà anche contaminare, coi suoi pensieri e i suoi tentativi di indovinare, il vero messaggio di ciò che l'autistico scrive.
A questo c'è, però, anche d'aggiungere che neanche il soggetto affetto da autismo è attendibile...
Leggete il seguito per saperne il motivo.
SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA
E' consentito vedere Margherita una volta alla settimana solo alla signora Camurati e a sua figlia Giovanna, sorella maggiore di Pulce, ospite felice della comunità Giorni Felici, una specie di carcere aggraziato dove la bambina viene privata di tutto il suo mondo, di tutto il suo fragile equilibrio già così precario, né, dal canto suo, capisce perchè è stata prelevata da scuola e portata lì dall'educatrice simile a un soldato (secondo la visione della scanzonata Giovanna).
Dove sono i suoi genitori, dov'è Giovanna, i nonni? Dov'è la sua collezione di panda? Il tamarindo e le sue focacce al sesamo? La tastiera per comunicare con tutti loro? Perchè l'hanno lasciata andare lì? Il risentimento naturale provato da Pulce, è pienamente avvertibile da mamma Anita e da Giovanna, le uniche della famiglia che possano vederla... perchè?
Perchè in diverse occasioni, durante l'orario scolastico, Pulce ha mentito alla maestra Popi, la quale, pur sapendo che la comunicazione alternativa aumentativa non è affidabile, né ciò che gli autistici asseriscono, durante questi esercizi di comunicazione, e pur avendolo udito ogni inizio d'anno scolastico dalla stessa voce di mamma Anita (quando andava a rinverdire i ricordi ai compagni di classe di Pulce), non le dà credito e, senza parlare con la signora, né approfondire con qualche esperto su quel tipo di comunicazione, segnala la faccenda ai servizi sociali: Margherita ha subito degli abusi sessuali in famiglia. Il principale indiziato, è chiaro, è papà Gualtiero!
Il dottor Camurati è anch'egli un conosciuto e stimato medico dell'ASL torinese, come la moglie. Tutti erano a conoscenza della triste situazione e di quanto coraggio lui e sua moglie avevano tirato fuori accettando e vivendo la propria croce con una figlia così grave! Possibile che il dottor Camurati avesse davvero abusato della figlia novenne disabile? Alla scuola di Pulce, ai servizi sociali del comune di Torino al Tribunale dei Minori e alla Giorni Felici pareva proprio di si. A nulla servivano avvocati e istruttorie: quell'uomo non era più da considerarsi un buon papà. Tutt'altro! Era piuttosto un mostro di perversione, un pedofilo senza pietà, che aveva compiuto un incesto con una figlia così piccola e, per di più, disabile grave! Andava pertanto allontanato e punito nella giusta maniera.
Dopo varie vicissitudini, vari interrogatori e perfino due visite ginecologiche a ciascuna delle due sorelle, finalmente la nebbia si dissipa: papà Gualtiero non è un mostro. Ama profondamente sua figlia a cui non torcerebbe neanche un capello, pur di vederla serena e riaverla a casa!
Il frainteso, e tutto ciò che vi è derivato, è stato causato dall'inaffidabilità del facilitatore di Pulce a scuola e delle bugie che la bambina aveva detto su suo padre, fantasie prese da chissà dove e comunicate solo per attirare l'attenzione delle maestre, nonché per sentirsi uguale agli altri compagni, di cui comprendeva la diversità, rispetto a sé stessa, non in grado di parlare, né di vivere normalmente come loro.
Dopo mesi, Pulce è finalmente tornata a casa, riaccolta con l'amore a dir poco soffocante della sua affettuosa quanto strampalata famiglia, a cui non pesa la sua disabilità: per essa, Pulce è una bambina normale come tutti gli altri coetanei.
Dove sono i suoi genitori, dov'è Giovanna, i nonni? Dov'è la sua collezione di panda? Il tamarindo e le sue focacce al sesamo? La tastiera per comunicare con tutti loro? Perchè l'hanno lasciata andare lì? Il risentimento naturale provato da Pulce, è pienamente avvertibile da mamma Anita e da Giovanna, le uniche della famiglia che possano vederla... perchè?
Perchè in diverse occasioni, durante l'orario scolastico, Pulce ha mentito alla maestra Popi, la quale, pur sapendo che la comunicazione alternativa aumentativa non è affidabile, né ciò che gli autistici asseriscono, durante questi esercizi di comunicazione, e pur avendolo udito ogni inizio d'anno scolastico dalla stessa voce di mamma Anita (quando andava a rinverdire i ricordi ai compagni di classe di Pulce), non le dà credito e, senza parlare con la signora, né approfondire con qualche esperto su quel tipo di comunicazione, segnala la faccenda ai servizi sociali: Margherita ha subito degli abusi sessuali in famiglia. Il principale indiziato, è chiaro, è papà Gualtiero!
Il dottor Camurati è anch'egli un conosciuto e stimato medico dell'ASL torinese, come la moglie. Tutti erano a conoscenza della triste situazione e di quanto coraggio lui e sua moglie avevano tirato fuori accettando e vivendo la propria croce con una figlia così grave! Possibile che il dottor Camurati avesse davvero abusato della figlia novenne disabile? Alla scuola di Pulce, ai servizi sociali del comune di Torino al Tribunale dei Minori e alla Giorni Felici pareva proprio di si. A nulla servivano avvocati e istruttorie: quell'uomo non era più da considerarsi un buon papà. Tutt'altro! Era piuttosto un mostro di perversione, un pedofilo senza pietà, che aveva compiuto un incesto con una figlia così piccola e, per di più, disabile grave! Andava pertanto allontanato e punito nella giusta maniera.
Dopo varie vicissitudini, vari interrogatori e perfino due visite ginecologiche a ciascuna delle due sorelle, finalmente la nebbia si dissipa: papà Gualtiero non è un mostro. Ama profondamente sua figlia a cui non torcerebbe neanche un capello, pur di vederla serena e riaverla a casa!
Il frainteso, e tutto ciò che vi è derivato, è stato causato dall'inaffidabilità del facilitatore di Pulce a scuola e delle bugie che la bambina aveva detto su suo padre, fantasie prese da chissà dove e comunicate solo per attirare l'attenzione delle maestre, nonché per sentirsi uguale agli altri compagni, di cui comprendeva la diversità, rispetto a sé stessa, non in grado di parlare, né di vivere normalmente come loro.
Dopo mesi, Pulce è finalmente tornata a casa, riaccolta con l'amore a dir poco soffocante della sua affettuosa quanto strampalata famiglia, a cui non pesa la sua disabilità: per essa, Pulce è una bambina normale come tutti gli altri coetanei.
UNA STORIA VERA 
E' una storia vera raccontata dalla sorella Gaia, ora ventitreenne, la quale, nel romanzo, è la tredicenne Giovanna, la bislacca cicciottella adolescente, sempre avvolta in tute sportive, che vive tra personaggi immaginari e merendine bulimicamente ingurgitate di nascosto, nel buio della notte; tra i continui tentativi di portare a termine una dieta di mamma Anita e le discussioni accese con nonno Vittorio, con qualche colorita parola di troppo, di papà Gualtiero; le bugie (frittelle) di nonna Carmen, e le manie dell'altra nonna, la vita della famiglia Camurati/Rayneri è proceduta, tra alti e bassi, per anni, in questo modo, fino al giorno dell'equivoco, che finì per metterla in ginocchio. Come si dice, al danno si è aggiunta anche la beffa.

E' una storia vera raccontata dalla sorella Gaia, ora ventitreenne, la quale, nel romanzo, è la tredicenne Giovanna, la bislacca cicciottella adolescente, sempre avvolta in tute sportive, che vive tra personaggi immaginari e merendine bulimicamente ingurgitate di nascosto, nel buio della notte; tra i continui tentativi di portare a termine una dieta di mamma Anita e le discussioni accese con nonno Vittorio, con qualche colorita parola di troppo, di papà Gualtiero; le bugie (frittelle) di nonna Carmen, e le manie dell'altra nonna, la vita della famiglia Camurati/Rayneri è proceduta, tra alti e bassi, per anni, in questo modo, fino al giorno dell'equivoco, che finì per metterla in ginocchio. Come si dice, al danno si è aggiunta anche la beffa.
PULCE NON C'E'
E' l'opera prima di Giovanna/Gaia, talmente ben riuscita, che sembra essere solo una delle tante già pubblicate da tempo.
La giovane scrittrice, in questo bel volumetto, usa un linguaggio leggero e ironico, descrivendo perfino le situazioni più tragiche con una comicità tale che rasenta l'assurdo. Come nell'esilarante drammatico episodio del sequestro, da parte del Tribunale dei Minori, di tutto il materiale riguardante Pulce, tenuto in casa: al rilascio dell'avviso di garanzia al padre, dopo averlo letto, Giovanna, nella sua totale ingenuità, domanderà alla madre: - Mamma, ma che cosa vuol dire eiaculazione? - (pag. 101).
Vi immaginate, cari amici di dooyoo, in un momento drammatico come quello, una ragazzina tra l'ingenuo e il “la so più lunga di voi adulti”, fare una richiesta simile ad un genitore già così provato? Due potrebbero essere le reazioni: o ridere come pazzi, istericamente, per sfogare una tensione già alle stelle, o darle due schiaffoni perchè non si ha chiaro se è o ci fa.
E che dire delle descrizioni delle educatrici, definite donna-soldato, simili a un gendarme tra i più austeri? O come quella del mondo immaginario di Giovanna, popolato da personaggi di fantasia perfino saggi, pur nell'ingenuità di ragazza, come nel caso del 'signor Kafka'?
E il tentativo di protesta del padre che, col nonno Vittorio, voleva incatenarsi per strada, pur di farsi ascoltare, per testimoniare che non era il mostro che tutti ritenevano? O quello della preferenza della madre per le mutandine col porcellino disegnato su, da far indossare a Pulce? Scelta aspramente contestata dal marito, il quale, prudentemente, riteneva inopportuno farle indossare ad una bambina affetta da encefalopatia connatale, sempre sorvegliata, perchè incapace di parlare e denunciare vocalmente i soprusi (e gli abusi) eventualmente subiti. Se fosse capitato qualche episodio di emergenza, sosteneva il dottor Camurati, con una paio di mutandine simili, era chiaro che si sarebbero sollevati dei sospetti. E il primo ad esser preso in considerazione sarebbe stato proprio lui, padre o non padre! Cosa che, in effetti, capitò: la sfortuna volle che proprio il giorno che Pulce fu portata via da scuola, indossasse proprio quelle compromettenti mutandine col porcellino!
ATTUALMENTE
Adesso sono passati degli anni. Pulce, ho appreso da alcune interviste fatte a Gaia/Giovanna, dopo la pubblicazione del libro, è tornata a casa, ma la sua famiglia è rimasta sotto osservazione per un bel po', nonostante tutto.
Sua sorella, dopo essere andata via di casa, ora vive a Londra. Solo staccandosi, anche per il suo bene, da una situazione pesante come quella familiare, Gaia/Giovanna ha avuto il coraggio di scrivere la storia, come avrebbe sempre voluto fare suo padre, il quale, invece, non lo ha mai trovato, perchè, al solo pensiero di rivivere tutto, stava male.
L'omaggio a Pulce, l'omaggio al dramma raddoppiato dalla beffa, che i suoi genitori ed ella stessa hanno vissuto, Gaia Rayneri l'ha espresso mirabilmente in questo bellissimo tributo assolutamente da leggere.
CENNI SULL'AUTISMO
Dal greco autòs, che vuol dire sé stesso. In medicina indica uno stato mentale in cui il soggetto si rinchiude in sé stesso perdendo, più o meno, il contatto con la realtà.
Ci sono diversi tipi di autismo, ma non mi sembra questa la sede opportuna per parlarne. Piuttosto, mi sembra necessario chiarire che questo disturbo, nei bambini, si manifesta con un comportamento gravemente disturbato, che li porta a non relazionare con nessuno; spesso non riescono a comunicare verbalmente e, qualora lo facessero, è sempre in un modo scoordinato, ripetitivo e poco coerente con l'ambiente che li circonda. Tranne nei casi di Sindrome di Asperger, stato in cui l'intelletto resta integro, il disturbo dello spettro autistico è accompagnato da ritardo mentale e, in tutti i casi, compreso quello di Asperger, di anaffettività, uno stato cioè di inerzia emotiva alla partecipazione di gioie e dolori che la vita presenta. Ecco perchè si dice che l'individuo autistico vive in un mondo tutto a sé.
Il disturbo dello spettro autistico sembra sia originato da un virus, in particolare quello della rosolia e del citomegalovirus, ma anche una tossina ambientale, che danneggerebbero il sistema immunitario.
Pensate che solo 4,5 bambini, su 10.000 è affetto da autismo!
Un fatto curioso, infine, è quello dei talenti straordinari che parecchi dei soggetti affetti da autismo mostrano di avere. Come Pulce, nel libro e nella realtà, ha una predilezione per la musica classica e una sconfinata adorazione, in particolare, per Bach, che ascolta anche per ore intere, così i soggetti autistici mostrano uno spiccato talento musicale o artistico.
Purtroppo, però, nonostante tutto ciò e nonostante tutti i progressi che la medicina sta facendo negli ultimi decenni, l'origine della 'malattia' non è stata ancora accertata, né la cura più idonea è stata trovata, né tanto meno, io, che l'ho studiata solo dal punto di vista utile ad un'insegnante, e neanche di sostegno, ho la preparazione e gli strumenti adatti per fare un discorso più articolato in merito.
Quello che vi posso suggerire io, cari lettori, oltre alla lettura di questo simpaticissimo e scanzonatissimo romanzo-denuncia di Gaia Rayneri, è quello di vedere un film specifico lanciato nei primi anni 70.
E' l'opera prima di Giovanna/Gaia, talmente ben riuscita, che sembra essere solo una delle tante già pubblicate da tempo.
La giovane scrittrice, in questo bel volumetto, usa un linguaggio leggero e ironico, descrivendo perfino le situazioni più tragiche con una comicità tale che rasenta l'assurdo. Come nell'esilarante drammatico episodio del sequestro, da parte del Tribunale dei Minori, di tutto il materiale riguardante Pulce, tenuto in casa: al rilascio dell'avviso di garanzia al padre, dopo averlo letto, Giovanna, nella sua totale ingenuità, domanderà alla madre: - Mamma, ma che cosa vuol dire eiaculazione? - (pag. 101).
Vi immaginate, cari amici di dooyoo, in un momento drammatico come quello, una ragazzina tra l'ingenuo e il “la so più lunga di voi adulti”, fare una richiesta simile ad un genitore già così provato? Due potrebbero essere le reazioni: o ridere come pazzi, istericamente, per sfogare una tensione già alle stelle, o darle due schiaffoni perchè non si ha chiaro se è o ci fa.
E che dire delle descrizioni delle educatrici, definite donna-soldato, simili a un gendarme tra i più austeri? O come quella del mondo immaginario di Giovanna, popolato da personaggi di fantasia perfino saggi, pur nell'ingenuità di ragazza, come nel caso del 'signor Kafka'?
E il tentativo di protesta del padre che, col nonno Vittorio, voleva incatenarsi per strada, pur di farsi ascoltare, per testimoniare che non era il mostro che tutti ritenevano? O quello della preferenza della madre per le mutandine col porcellino disegnato su, da far indossare a Pulce? Scelta aspramente contestata dal marito, il quale, prudentemente, riteneva inopportuno farle indossare ad una bambina affetta da encefalopatia connatale, sempre sorvegliata, perchè incapace di parlare e denunciare vocalmente i soprusi (e gli abusi) eventualmente subiti. Se fosse capitato qualche episodio di emergenza, sosteneva il dottor Camurati, con una paio di mutandine simili, era chiaro che si sarebbero sollevati dei sospetti. E il primo ad esser preso in considerazione sarebbe stato proprio lui, padre o non padre! Cosa che, in effetti, capitò: la sfortuna volle che proprio il giorno che Pulce fu portata via da scuola, indossasse proprio quelle compromettenti mutandine col porcellino!
ATTUALMENTE
Adesso sono passati degli anni. Pulce, ho appreso da alcune interviste fatte a Gaia/Giovanna, dopo la pubblicazione del libro, è tornata a casa, ma la sua famiglia è rimasta sotto osservazione per un bel po', nonostante tutto.
Sua sorella, dopo essere andata via di casa, ora vive a Londra. Solo staccandosi, anche per il suo bene, da una situazione pesante come quella familiare, Gaia/Giovanna ha avuto il coraggio di scrivere la storia, come avrebbe sempre voluto fare suo padre, il quale, invece, non lo ha mai trovato, perchè, al solo pensiero di rivivere tutto, stava male.
L'omaggio a Pulce, l'omaggio al dramma raddoppiato dalla beffa, che i suoi genitori ed ella stessa hanno vissuto, Gaia Rayneri l'ha espresso mirabilmente in questo bellissimo tributo assolutamente da leggere.
CENNI SULL'AUTISMO
Dal greco autòs, che vuol dire sé stesso. In medicina indica uno stato mentale in cui il soggetto si rinchiude in sé stesso perdendo, più o meno, il contatto con la realtà.
Ci sono diversi tipi di autismo, ma non mi sembra questa la sede opportuna per parlarne. Piuttosto, mi sembra necessario chiarire che questo disturbo, nei bambini, si manifesta con un comportamento gravemente disturbato, che li porta a non relazionare con nessuno; spesso non riescono a comunicare verbalmente e, qualora lo facessero, è sempre in un modo scoordinato, ripetitivo e poco coerente con l'ambiente che li circonda. Tranne nei casi di Sindrome di Asperger, stato in cui l'intelletto resta integro, il disturbo dello spettro autistico è accompagnato da ritardo mentale e, in tutti i casi, compreso quello di Asperger, di anaffettività, uno stato cioè di inerzia emotiva alla partecipazione di gioie e dolori che la vita presenta. Ecco perchè si dice che l'individuo autistico vive in un mondo tutto a sé.
Il disturbo dello spettro autistico sembra sia originato da un virus, in particolare quello della rosolia e del citomegalovirus, ma anche una tossina ambientale, che danneggerebbero il sistema immunitario.
Pensate che solo 4,5 bambini, su 10.000 è affetto da autismo!
Un fatto curioso, infine, è quello dei talenti straordinari che parecchi dei soggetti affetti da autismo mostrano di avere. Come Pulce, nel libro e nella realtà, ha una predilezione per la musica classica e una sconfinata adorazione, in particolare, per Bach, che ascolta anche per ore intere, così i soggetti autistici mostrano uno spiccato talento musicale o artistico.
Purtroppo, però, nonostante tutto ciò e nonostante tutti i progressi che la medicina sta facendo negli ultimi decenni, l'origine della 'malattia' non è stata ancora accertata, né la cura più idonea è stata trovata, né tanto meno, io, che l'ho studiata solo dal punto di vista utile ad un'insegnante, e neanche di sostegno, ho la preparazione e gli strumenti adatti per fare un discorso più articolato in merito.
Quello che vi posso suggerire io, cari lettori, oltre alla lettura di questo simpaticissimo e scanzonatissimo romanzo-denuncia di Gaia Rayneri, è quello di vedere un film specifico lanciato nei primi anni 70.
UN ESEMPIO CINEMATOGRAFICO/MUSICALE
Un esempio mirabile di che cos'è questa malattia ci viene fornito dal bellissimo film musicale di rock-opera Tommy, musicato dagli Who, il complesso inglese in auge tra fine anni '60-inizio anni '70, interamente interpretato da Roger Daltrey, voce solista del gruppo, e da un'attrice, di cui ora non mi sovviene il nome, interpretante la sensibilissima e premurosissima madre del ragazzo.
In questo film è rovesciato il punto di vista prevalente di PULCE NON C'E', poiché qui il protagonista non è una persona cosiddetta normale, ma il vero malato, cioè il ragazzo autistico, che capisce tante cose, seppur in modo distorto, vorrebbe parlare, ma non riesce, pur sapendo che la madre comprende, il più delle volte, ciò che egli intendere comunicarle. Si odono, allora, i versi sublimi, a cui dà voce Roger Daltrey: << See me? Hear me? Touch me. Feel me. >>, quindi, il fiume di musica rock, bellissima e originalissima, continua accompagnando altre struggenti scene.
Tommy è uno dei primissimi esempi di cinematografia a tematica sociale: l'autismo, nei primi anni 70 non si sapeva quasi cosa fosse. E il fatto che sia stato un famoso gruppo come gli Who a scrivere la colonna sonora e ad interpretarlo, oltre ad essere uno splendido esempio di originalità, ha fatto sì che il disturbo autistico fosse finalmente posto sotto i riflettori e conosciuto ai più.
Io stessa, quando vidi il film in tv, seppur ne avessi già sentito parlare da mia madre, rimasi perplessa di fronte ad una malattia così sconcertante.
A presto, quindi, e buona lettura con PULCE.
Un esempio mirabile di che cos'è questa malattia ci viene fornito dal bellissimo film musicale di rock-opera Tommy, musicato dagli Who, il complesso inglese in auge tra fine anni '60-inizio anni '70, interamente interpretato da Roger Daltrey, voce solista del gruppo, e da un'attrice, di cui ora non mi sovviene il nome, interpretante la sensibilissima e premurosissima madre del ragazzo.
In questo film è rovesciato il punto di vista prevalente di PULCE NON C'E', poiché qui il protagonista non è una persona cosiddetta normale, ma il vero malato, cioè il ragazzo autistico, che capisce tante cose, seppur in modo distorto, vorrebbe parlare, ma non riesce, pur sapendo che la madre comprende, il più delle volte, ciò che egli intendere comunicarle. Si odono, allora, i versi sublimi, a cui dà voce Roger Daltrey: << See me? Hear me? Touch me. Feel me. >>, quindi, il fiume di musica rock, bellissima e originalissima, continua accompagnando altre struggenti scene.
Tommy è uno dei primissimi esempi di cinematografia a tematica sociale: l'autismo, nei primi anni 70 non si sapeva quasi cosa fosse. E il fatto che sia stato un famoso gruppo come gli Who a scrivere la colonna sonora e ad interpretarlo, oltre ad essere uno splendido esempio di originalità, ha fatto sì che il disturbo autistico fosse finalmente posto sotto i riflettori e conosciuto ai più.
Io stessa, quando vidi il film in tv, seppur ne avessi già sentito parlare da mia madre, rimasi perplessa di fronte ad una malattia così sconcertante.
A presto, quindi, e buona lettura con PULCE.
PULCE NON C'E' (Gaia Rayneri)
Edizioni Einaudi, Torino, 2009
Collana: I Coralli
pagine 228
€ 13,60
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